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MUSICA

Dream Syndicate: «Adulti eppure uguali ad allora»


Tempo Libero
13 giu 2018, 12:38

The Dream Syndicate

Un mix singolare di psichedelia e garage rock, in salsa dark. Quando i Dream Syndicate piombarono sulla scena musicale americana dei primi Anni '80, lo fecero con una combinazione assolutamente nuova, prontamente definita «Paisley Underground».

La stagione della band di Los Angeles, capace di lasciare il segno con almeno un paio di album seminali («The Days Of Wine And Roses», «Medicine Show»), si esaurì in soli otto anni, tra il 1981 e il 1989; poi i suoi membri presero strade diverse, salvo riunirsi nel 2014, prima in veste occasionalmente live, poi in maniera sistematica.

A guidarli, l’antico leader Steve Wynn, protagonista nel frattempo di una notevole carriera solista. Nell’attesa del concerto che vedrà The Dream Syndicate al Vittoriale di Gardone Riviera, mercoledì 27 giugno (alle 21.15; biglietti da 28 a 35 euro; info su www.anfiteatrodelvittoriale.it), abbiamo intervistato proprio il 58enne songwriter californiano.

Steve: siete tornati in studio nel 2017, dopo alcune uscite live diluite nel tempo. Volevate verificare se esisteva ancora alchimia tra di voi?
Siamo rimasti sciolti per venticinque anni, ma non troppo lontani. Un giorno ci siamo detti: «Perché non facciamo un concerto?» È andata alla grande, e allora ne abbiamo fatti altri. A quel punto ci siamo chiesti come sarebbe stato tornare a registrare musica insieme, ed è stato... Wow! E così abbiamo deciso di pubblicare un nuovo album.

«How Did I Find Myself Here?» è del 2017, ma sembra in continuità diretta con i vostri lavori precedenti; ed è incredibile, perché ciascuno di voi nel frattempo ha fatto altro. Come ci siete riusciti?
È stato veramente strano. Abbiamo fatto musica molto diversa nel periodo in cui non siamo stati uniti come band, e quest’opera articolata ne è la prova concreta; ciononostante, confermo che è pure assolutamente riconoscibile come un album dei Dream Syndicate.

Eravate consapevoli, in principio di Anni 80, di aver inaugurato un genere?
Il nostro era un sound lontano dalle mode: nessuno suonava ciò che suonavamo noi. Pian piano, ci siamo accorti che qua e là c’erano band che seguivano gli stessi nostri percorsi musicali. Ma al momento non ne eravamo consapevoli: sapevamo soltanto di fare qualcosa di completamente fuori moda.

Guardando indietro, pensa di aver seminato bene?
Ci sono un sacco di ragazzi, anche giovanissimi, che fanno dell’ottima psichedelia. Diciamo che in ogni band che fa psichedelia oggi, possiamo trovare un briciolo di The Dream Syndicate.

 

 

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