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«Andarevia, film-viaggio nel disagio mentale» 


Tempo Libero
14 giu 2013, 15:24
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Un viaggio «infernale» nei meandri della psiche umana e nei complessi e per molti versi inesplorati rapporti che intercorrono tra la cosiddetta «normalità» e il cosiddetto disagio mentale.

«Andarevia» di Claudio di Biagio, giovanissimo regista romano che qui esordisce con il suo primo lungometraggio, è un film duro, che non fa sconti alla crudezza della malattia, che non esita a mettere in scena anche la morte (di alcuni personaggi, guarda caso, «normali», quasi a denotare un’impotenza contro lo straripare della devianza), e che rifugge dalla logica dell’«happy end». Anzi addirittura di un «ending», nel verso senso della parola, poiché Claudio di Biagio, dichiaratamente non solo «odia il lieto fine», ma vuole «lasciare sempre un punto di domanda, con la possibilità allo spettatore di provare a trovare da solo delle risposte».

Il regista è intervenuto giovedì sera al cinema Nuovo Eden, dove è stato proiettato in prima visione il film, realizzato dalla casa di produzione bresciana 5e6 (composta da un network di giovani creativi, tecnici e professionisti che gestiscono tutte le fasi di realizzazione del prodotto audiovisivo e cinematografico) in collaborazione con Rai Cinema.

Con lui, una parte della troupe, tra cui gli sceneggiatori Graziano Chiscuzzu, Andrea Corsini, Mauro Rodella, il direttore della fotografia Gianluca Ceresoli e l’attrice Patrizia Volpe, una delle due protagoniste femminili, che nel film è Stefania.

«Andarevia», ambientato a Sassari, è una incursione nella «entità» individuale Marco (interpretato da Matteo Quinzi), un trentenne in cura da uno psichiatra perché affetto da attacchi d’ira improvvisi. Il medico lo convince ad unirsi a una gita in mare per persone «disturbate» mentalmente, che si svolgerà nelle acque della Sardegna, su una barca a vela chiamata appunto «Andarevia».

Il gruppo è composto da Eva (Sara Lazzaro), affetta da problemi di amnesia; Stefania, afflitta da rupofobia (il rifiuto ossessivo dello sporco); Valerio (Alessandro Calabrese), un giovane disturbato e chiuso in se stesso e Pablo (Andrea Vergoni), un uomo maturo che ha problemi di comunicazione e che, nonostante la sua afasia, assumerà il ruolo di «traghettatore». I passeggeri di «Andarevia» si devono fin dall’inizio confrontare con una serie di difficoltà, e ciascuno di loro è chiamato a relazionarsi con la «diversità» altrui, oltre che dover affrontare la propria.

«L’idea è di Graziano Chiscuzzu di "5e6" - spiega il ventiquattrenne di Biagio, già webstar di successo (sua la web series "Freaks!") -. Volevamo comunicare cosa può succedere quando ci si trova in situazioni di completa mancanza di giudizio e come, alla fine, si possa ricreare una sorta di "equilibrio", anche se entrando nel limbo, nel personale inferno di ciascuno dei personaggi».

Di Biagio, che come giovane regista tributa ammirazione nei confronti del campione d’incassi Christopher Nolan e del danese Nicolas Winding Refn («stile Tarantino»), sta già lavorando a un nuovo progetto, in collaborazione con una sceneggiatrice. Si tratterà, stavolta, di una storia d’amore: «Non semplice, onirica, un po’ sopra le righe».
Anita Loriana Ronchi

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