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Aminata, bresciana a Parigi in punta di penna


Tempo Libero
6 lug 2014, 12:38
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Aminata Aidara ha solo trent’anni, ma i suoi occhi hanno già visto paesaggi dalle mille sfumature. Brescia, dove è nata, da papà senegalese e mamma italiana. Il Senegal, patria paterna. Torino, perché lì si è laureata in Antropologia culturale ed Etnologia, con una tesi sull’esperienza della migrazione nella letteratura africana francofona postcoloniale. Parigi, da tre anni la sua casa. Alla Sorbona segue un dottorato a cavallo tra letteratura e antropologia.
 
Vive a Belleville, 20° Arrondissement, crocevia di popoli arrivati in Francia da diverse latitudini. Il mélange culturale lo porta scritto nel dna, ma Aminata non si è accontentata di questa ricchezza che i genitori le hanno regalato. Cosa significa avere le radici in un altrove da cui provengono nonni o genitori, nascere o arrivare in un’altra terra? E cercare un terzo approdo per costruire la propria identità? Aminata si fa continuamente queste domande. Per la tesi di dottorato che sta preparando. Nei suoi libri, perché è anche scrittrice, con già un discreto curriculum di premi, il «Lingua Madre» (Premio speciale Torino Film Festival) con il racconto «Ciao sorella», il «Lune di Primavera» con «Il giorno del tombino» e adesso, con la raccolta di racconti «La ragazza dal cuore di carta» anche il Premio Chiara Inediti 2014.
 
I protagonisti, immigrati, figli di immigrati, africani che continuano a vivere nella loro patria, muovendosi tra Italia, Francia, Senegal e altri angoli d’Africa, sono alla ricerca di quel terzo approdo. Un altro tratto della raccolta è che ogni personaggio importante di un racconto appare in quello successivo. «A me interessa vedere come le persone si creano dei punti di riferimento, della terra d’origine e di quella in cui vivono, ma poi si costruiscono i loro codici».
 
Aminata, nel 2012, ha ideato un concorso letterario, e poi un’associazione che porta lo stesso nome, per giovani dai 16 ai 32 anni. Li ha invitati a prendere carta e penna e scrivere - sono arrivati racconti, ma anche canzoni rap, poesie, testi teatrali - e a mettersi nella pelle di un immigrato o di un figlio di immigrato. Tra i partecipanti, non solo ragazzi di origine straniera, ma anche francesi. «Exister à bout de plume», si chiamano così, il concorso e l’associazione. Vivere sulla punta di una piuma. Che qui sta per la penna, per le gocce di inchiostro con cui si sono messi a nudo, narrando cosa significa dialogare quotidianamente con l’altro da sé. E scovare alla fine una dimensione che è unica perché solo nostra. Trenta delle opere che hanno partecipato - una giuria ha poi scelto i sei vincitori - sono racchiuse nel volume «Novelle migranti».
 
La tesi di dottorato di Aminata - per «Exister à bout de plume» ha ottenuto contributi del programma dell’Unione Europea «Gioventù in azione» e di un concorso della città di Parigi - parte proprio da interviste a quei ragazzi che si sono cimentati con la sfida della tenzone letteraria.
 
Da qualche anno la giovane sta lavorando al suo primo romanzo. «Siamo nella Parigi contemporanea. Nella capitale francese si incrociano le storie di una donna franco-senegalese, che aspetta l’ultima promessa dall’uomo che ama da più di vent’anni, di un giovane che vive nelle banlieue e di una ragazza italiana di origine senegalese - anticipa Aminata -. Tutti e tre appartengono allo stesso universo familiare». A proposito, se con la vita «à bout de plume» cogliete qualche affinità, o semplicemente vi affascina, l’associazione e il concorso hanno un sito, www.existeraboutdeplume.fr. Per storie, sentimenti e pensieri da ogni latitudine.

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