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In poche parole

Riflessioni in pillole per una lettura salutare

AL FEMMINILE

Spulciando nel taccuino dei ricordi che restano


Storie
Brescia e Hinterland
10 ago 2018, 08:35

La mamma di Liliana la guarda e non la riconosce. Trascorre le sue giornate seduta in poltrona e non ricorda che cosa ha mangiato. Da quando i suoi pensieri se ne sono andati tutti gli oggetti che amava la disturbano, parla solo con lo specchio appeso sopra il cassettone che riflette l'immagine di una signora con i capelli bianchi nella quale non si identifica più.

Dall'abisso della sua assenza tracimano solo i nomi dei figli e alcuni brandelli di ricordi sbiaditi, visi che si alternano e si sovrappongono a quello di sua madre e dei suoi fratelli. Di una vita trascorsa nel negozio di famiglia resta solo il guscio vuoto, un nostalgico osso di seppia che evoca un ciclo vitale concluso.

Pur resettato dall’Alzheimer, il cervello come un computer trattiene dei cookie (informazioni), a volte frammenti impercettibili d'amore o di rabbia che non essendo stati totalmente degradati riaffiorano, incauti e senza filtri in tutto il loro autentico significato. Il cassetto dei ricordi la cui serratura difettosa sfugge al controllo del «server umano» è una cassaforte immateriale dove le connessioni scambiate dalle sinapsi sembrano originarsi direttamente dal cuore.

Qui, la classificazione dei ricordi non segue un sistema numerico binario né una logica precisa. Spesso le emozioni che si credevano sedimentate all’improvviso riprendono vita. Può bastare un sorriso, un aroma , le note di una vecchia canzone o un libro di poesie ritrovato ed ecco che i pensieri scivolosi come la seta spalancano le stanze dell'anima dove tutti conservano gelosamente le sinopie della propria esistenza. I ricordi sono i quaderni della memoria, sulle cui pagine è scritta la storia di ognuno e dove i sentimenti o i risentimenti sfogliandoli non invecchiano mai.

Vi sono anche pagine bianche intonse, con gli angoli tagliati da forbici con le punte arrotondate. Su queste vengono scarabocchiate senza inchiostro le parole non dette, i baci e le carezze mai date che mantengono inalterato nel tempo il sapore del rimpianto per le cose che non tornano più. Chissà se nelle parole di William Shakespeare è svelata l’essenza sublime dell'Uomo senziente e pensante, quella che non viene mai meno, neppure dopo le inevitabili delusioni e i cambiamenti fisici inferti dal tempo. «Siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita».

 

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