Stai leggendo: {{ currentArticle.title }}
In poche parole

Riflessioni in pillole per una lettura salutare

AL FEMMINILE

Noi, popolo sventurato che ha bisogno di eroi


Storie
Brescia e Hinterland
8 nov 2018, 06:15
La guerra ha messo a dura prova le famiglie - © www.giornaledibrescia.it

La guerra ha messo a dura prova le famiglie - © www.giornaledibrescia.it

A novembre c’era una giornata nella quale mio padre indossava il suo cappello d’alpino e si avviava con passo deciso verso la chiesa. Altri uomini si radunavano sul sagrato, davanti al monumento dei caduti, portando gagliardetti e labari che mossi per l’alzabandiera diffondevano il delicato tintinnio delle medaglie. Noi ragazzi ci sentivamo coinvolti poiché quasi tutti potevamo trovare il nostro cognome inciso sul marmo fregiato dal tricolore. Ricordo che accanto al mio c’era scritto «Libia» e non capivo la ragione.

La festa della Patria ci piaceva proprio, soprattutto la parte che seguiva la deposizione del serto d’alloro, quando ci accodavamo ai «Combattenti» verso l’osteria dove potevamo mangiare biscotti a forma di fiore con gocce di marmellata di amarene marasche. Dentro vassoi di acciaio, su centrini di carta bucherellati, c’erano ammonticchiati dolcetti di pasticceria fine il cui gusto straordinario non ho mai più ritrovato. A volte, riuscivamo a bere di nascosto un goccio di vermut e la festa diventava un poco anche nostra. Non avevamo idea di quanto il ricordo della guerra fosse ancora vivo nella mente dei nostri genitori e dei nostri nonni.

Loro portavano dentro i segni dolorosi delle tribolazioni patite, per questo le celebrazioni del 4 novembre avevano un tono mesto e corale. Le donne pur nell’angoscia per i loro uomini al fronte, avevano contribuito alla causa sostituendosi nei lavori maschili, accudendo i vecchi e crescendo i figli. La guerra, ad alcune, aveva rubato il velo nuziale. Così dicevano anche della maestra Erminia, il cui fidanzato era morto precipitando con l’aereo; e lei per riguardo alla sua memoria non si era più sposata. Trovavo questa scelta triste e romantica che conferiva ai miei occhi solennità al suo nubilato.

Oggi, resta poco dell’amore verso quell’Italia raffigurata dal «sussidiario» come una giovane donna con la corona turrita. La libertà che abbiamo ricevuta in dono, pagata con il sangue dei nostri padri, sembra ormai data per scontata. Noi scaviamo altre trincee, confusi in una società egocentrica e indifferente, distante da quel «beato popolo che non ha bisogno di eroi» descritto da Bertolt Brecht. Per questo dobbiamo trovare uomini e donne illuminati che considerino il valore supremo della libertà conquistata con tante vite e che sappiano traghettarci verso un futuro di pace e reciprocità.

Articoli in In poche parole

Lista articoli