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In poche parole

Riflessioni in pillole per una lettura salutare

AL FEMMINILE

Nessuno riesce a sopportare la solitudine


Storie
Brescia e Hinterland
16 mag 2019, 06:16
Un'illustrazione di un pesce in gabbia -  Foto © www.giornaledibrescia.it

Un'illustrazione di un pesce in gabbia - Foto © www.giornaledibrescia.it

Bisogna ammetterlo, l’unico peso facilmente tollerabile è quello portato dagli altri. La gente vive in mondi paralleli dove i vasi comunicanti sembrano essersi otturati e quanto origina sofferenza viene negato o allontanato. Il dolore come il brillante ha 57 facce e potrebbe essere calibrato usando i semi di carrubo, i quali hanno tutti la stessa forma e lo stesso peso.

La caratura della sofferenza è identica a ogni latitudine della terra e colpisce senza distinzione gli uomini e le creature senzienti. Non sempre chi grida più forte è quello più gravemente ferito; c’è chi si dissangua in silenzio nell’indifferenza generale, nella mancata attenzione dei familiari, dei vicini di casa o dei colleghi. Anche il costante malcontento genera piaghe da decubito che trapassano i tegumenti dell’anima scavando voragini dentro le parti molli del corpo.

Così accade per le ferite dello spirito, esse non sanguinano ma hanno ugualmente bisogno di lenimento e di cura. A volte compaiono a causa di insoddisfazione, quando vi è ancora un quantum narcisistico che sollecita l’affermazione in campo lavorativo o quando il destino rende orbi da un occhio perché si è perduto troppo presto il compagno di vita. Per questo ogni giorno dovremmo provare a divertirci, come se fosse la coda della nostra vacanza terrena, nel significato dato dal termine latino «de-verto», che può essere tradotto con «cambiare percorso».

Si potrebbe iniziare il cambiamento smussando la diffidenza che domina le relazioni interpersonali e determina situazioni di isolamento sempre più evidenti. Dentro città abitate da milioni di persone convivono le solitudini di uomini e donne scollegati dalle loro famiglie, con legami affettivi e amici sempre più rari. Ne è esempio Manhattan, che attualmente annovera fra i suoi abitanti il maggior numero di single, dove negli anni ’90 girava una battuta più sessista che spiritosa, la quale assegnava alle donne dopo i trentotto anni un numero di possibilità di trovare un marito analogo a quello di poter essere coinvolte in una rapina in banca.

Oggi la difficoltà di conservare le relazioni sembra ancora subire il danno collaterale del successo o del fallimento lavorativo che producono distacco fra gli individui. È la solitudine la vera malattia del nostro tempo imperfetto in cui tutto sembra muoversi a random, però la condizione umana dove «uno vale uno» non la sopporta proprio nessuno.

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