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Dialektika

Il dialetto bresciano, le sue varianti, il tempo che corre e le tracce di un passato che se ne va impigliate nelle parole

DIALÈKTIKA

La tela del ragno tra polvere e online


Storie
Brescia e Hinterland
9 apr 2018, 15:14

Sono finito invischiato nella rete della curiosità! Proprio come il più ’ndormét dei moscerini di primavera. Ad intrappolarmi è stata la mail della nostra lettrice Adriana: «Ragnatela in dialetto si dice talamóra nella Bassa e sbùrsola in Valsabbia. Differenza notevole. Quale l’origine?»

Innanzitutto ho trovato in più di un dizionario la conferma che sbùrsola è un termine fortemente radicato in Veneto che si riverbera quindi nella zona orientale della provincia mentre è assente più a ovest. Tra pagine e memoria, ho trovato poi altre specificità locali come bàola in Alta Valcamonica (termine forse legato alla bava con cui tesse il ragno), barósa a Bagolino e carpìa a Pralboino e Gambara (io ci sento la radice di carpire, che mi dà l’idea della trappola). Ed eccoci a talamóra.

Innanzitutto, se chiudete gli occhi e immaginate una talamóra vi appare in mente un groviglio scuro e impolverato fra le travi di qualche granaio abbandonato. Non certo una fresca tela di ragno appena tessuta in un orto, magari luminosa di rugiada. E infatti la prima è proprio una tela-móra (cioè una «tela scura») mentre la seconda diventa una telarìna. Ben più gentile, elegante e delicata. Già dal nome.

Tutto questo mi ricorda una volta di più come anche parole che pure indicano tecnicamente lo stesso oggetto possano assumere, se usate in contesti diversi, appeal molto ma molto lontani tra loro. Ad esempio, se vi imbarazza ammettere «encö m’è tocàt fa zó le talamóre» provate con «oggi mi sono occupato di web». Farete un figurone.

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