Stai leggendo: {{ currentArticle.title }}
Dialektika

Il dialetto bresciano, le sue varianti, il tempo che corre e le tracce di un passato che se ne va impigliate nelle parole

DIALÈKTIKA

Il riposo del barbiere e la fatica del cavallo


Storie
Dialektika
5 nov 2018, 06:30
descrizione immagine

Il tempo è oggi un flusso indifferenziato. Si può far tutto sempre: mangiare ciliegie cilene a dicembre, fare la spesa al super la domenica, bagnarsi in un mare caldo a gennaio. Ma la memoria ci restituisce anche l’eco di un tempo vissuto come qualità ciclica. Come un ritmo cosmico e umano.

Quel ritmo fa capolino anche dalle pieghe del linguaggio.

Ad esempio nel modo di dire «ìga el màl del lönedé». La malattia del lunedì - ironicamente attribuita anche ai bipedi - era un guaio che colpiva il cavallo, quello da tiro in particolare. Che abituato tutta la settimana a fare sforzo, riposa la domenica senza variare dieta così il lunedì è vittima dell’acido lattico che ne frena i movimenti.

Proprio per questo in cascina chi curava i cavalli - «el caalànt» - la domenica doveva dare all’equino un foraggio più leggero e purgativo.

L’inizio settimana era anche «el lönedé del barbér», che stava a riposo mentre tutti gli altri riprendevano il lavoro.

Nel ciclo settimanale si segnalava poi il giovedì, il «dè de murùse» perché era permesso uscire con la fidanzata. Cosa impensabile il venerdì, giorno di mestizia e di magro. Tanto che se era anche giorno di mercato diventava inesorabile comperare del «bertagnì».

Sabato libera uscita. Al caffè gli scapoloni impenitenti preparavano i soldi per la corriera: «’Ndòm en cità?» si chiedevano con un’aria guascona che noi bambini (al caffé ci entravamo solo per le «gulìe») non capivamo.

La domenica messa al mattino e campo sportivo dell’oratorio il pomeriggio. Il lunedì tutto - cosmo e ritmo umano - ricominciava. Il riposo del barbiere, la fatica del cavallo.

Articoli in Dialektika

Lista articoli