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COREA

Il vento forte fa cancellare le sfide olimpiche


Sport
14 feb 2018, 14:58

«Domani e' un altro giorno». La citazione di Rossella O'Hara calza a pennello per i Giochi di Pyeongchang dove, in quella che e' ormai una vera e propria tradizione per le Olimpiadi invernali, gli organizzatori si trovano in balia del meteo. Freddo e vento la fanno da padrone: nei primi cinque giorni di gare sono gia' quattro gli eventi rinviati ad altra data, fra sci alpino (gigante e slalom femminile e discesa maschile) e biathlon (15 km individuale donne), mentre altre prove si sono disputate in condizioni estreme, vedi i saltatori avvolti nelle coperte prima di esibirsi dal trampolino corto o le biathlete in difficolta' al poligono fra raffiche di vento e temperature ben al di sotto dello zero.

«Non sentivo le dita, non capivo se premevo il grilletto», ha confessato Dorothea Wierer dopo la pursuit. Nello slopestyle e' addirittura saltata la fase di qualificazione: solo finale in due run. «E' stata una sorta di lotteria», la protesta di Spencer O'Brien, visto che al primo tentativo solo 5 delle 25 atlete al via sono riuscite ad atterrare senza cadere. Del resto, con folate di vento dai 65 ai
100 km/h diventa dura
.

Se il Cio minimizza («Siamo abituati, c'e' tutto il tempo per recuperare»), fra gli atleti serpeggia lo scontento e anche spettatori e giornalisti non sono felicissimi per la situazione: a Gangneung, sede del ghiaccio, Parco Olimpico chiuso e tendoni adibiti a sale stampa inaccessibili per gran parte della giornata.


In effetti la storia dei Giochi invernali e' costellata di problemi legati al meteo, anche se nella maggior parte dei casi e' stato il caldo a creare qualche grattacapo. Nella seconda edizione per esempio, St.Moritz 1928, il fohn - vento caldo e secco - porto' allo scioglimento del ghiaccio su cui si doveva disputare la 10.000 metri di pattinaggio di velocita', che venne cancellata. E furono assegnate su tre manche anziche' quattro le medaglie dello slittino singolo, maschile e femminile, a Grenoble '68 mentre a Innsbruck '64, come nelle piu' recenti edizioni di Vancouver e Sochi, e' stato necessario fare scorte di neve per portare avanti il programma. Al contrario, forti nevicate e nebbia hanno invece rivoluzionato e intasato i calendari di Sarajevo '84 (posticipate piu' volte le due discese), Calgary '88 (la prova a squadre di salto slitto' addirittura di sei giorni tanto che il Canada Olympic Park venne soprannominato 'Canceled or Postponed' giocando sulle iniziali) e soprattutto Nagano '98: a farne le spese soprattutto lo sci alpino e lo snowboard, con gli atleti che hanno dovuto rivedere i propri programmi a piu' riprese. E per fortuna il terremoto durante la prima manche dello
slalom maschile non causo' danni. Nemmeno l'edizione di Torino fu immune, e le stesse Vancouver e Sochi, oltre che col caldo, fecero i conti con foschie e pesanti nevicate.

A Pyeongchang, comunque, le previsioni meteo per i prossimi giorni consentono un cauto ottimismo anche se da qui al 25 e' probabile che ci saranno altre variazioni. In qualche modo, pero', l'Olimpiade andra' avanti e ogni tessera del puzzle troverà il suo posto. E magari alla fine, ripensando ai problemi di questi giorni, ci sara' chi, francamente, se ne infischierà.

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