Europei, Italia promossa dai rigori «bresciani»

Due pali e numerose occasioni sprecate contro il catenaccio degli inglesi. Dal dischetto decisivi Balotelli, Pirlo e Diamanti.
Mario Balotelli con la maglia della Nazionale
Mario Balotelli con la maglia della Nazionale

Prima o poi arriva anche il momento in cui bisogna frantumare i luoghi comuni, distruggere il calcio speculativo e opporsi a una logica fatta solo di difesa e contropiede. L'Inghilterra che gioca all'italiana e punta pietosamente per 120' solo ai calci di rigore va a casa, l'Italia che ha limiti di concretezza, ma per una volta non più di durata, e che non si piega al teorema dei «gol sbagliati, gol subiti», vince e vola in semifinale (giovedì a Varsavia alle 20.45 con la Germania).

Il quarto meritocratico promuove Prandelli, che corregge tardi, ma non... abbastanza, una formazione nella quale Diamanti dovrebbe sempre giocare. Per stare vicino a uno come Pirlo, quello che parla il suo stesso linguaggio. Alessandro entra e va subito vicino al gol su calcio d'angolo, poi con un tiro da fuori. Nei supplementari è il più pericoloso con un palo e una giocata pazzesca di destro (!) che mette Nocerino nelle condizioni di segnare un gol annullato per fuorigioco millimetrico. L'Italia dei due pali (De Rossi al 2' aveva aperto le danze), delle 6-7 palle gol sciupate (ma anche dei 2-3 contropiede subiti e che paura), degli innumerevoli palloni giocati, ha bisogno dell'ingresso di Diamanti (il senso del possesso che fu... pre alessandrino) e dei rigori per prendersi quello che gli spetta dopo una gara... sì, dominata. Diciamolo.

Per quattro tempi gli azzurri vanno a sbattere contro le tende inglesi. È un campeggio come non ne trovi nemmeno girando i due laghi di casa nostra quello che Hodgson mette sul prato, gli undici leoncini bianchi picchiano sul chiodo per alzare la protezione. Fabbri ferrai. Anticalcio, ma non cattivo e comunque efficace per chi si accontenta. Prandelli non trova la chiave per scardinarlo. L'Italia per 45' è prevedibile come un temporale dopo tuoni e lampi. Cassano ha la lingua di fuori alla seconda corsa, Montolivo impiega 80 minuti a trovare la posizione, Pirlo predica spesso nel deserto (nel primo tempo gli inglesi lo lasciano libero, nella ripresa provano a mettergli un uomo a disturbarlo, lui mette comunque palloni che potrebbero essere essenziali), gli esterni sono intermittenti. Parte bene Balzaretti, nella ripresa finalmente qualcuno toglie la catena ad Abate e il milanista sfonda, ma senza soluzione di continuità. Contro le due linee di centrocampo e difesa dell'Inghilterra, schiacciate tra limite e tre quarti d'area, non c'è storia. Vincono sempre loro. Balotelli e la velocità d'esecuzione non vanno d'accordo: Pirlo gli dà palloni invitanti, lui li spreca. Ma c'è.

L'impatto di Diamanti è la svolta. Perchè è un tonico rigenerante, fa capire che ce n'è ancora, che non bisogna piegarsi al volere degli dei del catenaccio. Hodgson pensava di fare come Di Matteo, ma senza Drogba è dura. Per tutto il resto c'è... el cügianìdi Pirlo, la freddezza di SuperMario e un toscano matto, scontroso, antipatico, ma geniale.
Cristiano Tognoli

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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