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L'INTERVISTA

Andrea Iaconi: «Dopo di me gente senza rispetto»


Sport
14 set 2018, 10:47
Rapporti tesi da subito. Tra Sagramola e Andrea Iaconi nel febbraio del 2015

Rapporti tesi da subito. Tra Sagramola e Andrea Iaconi nel febbraio del 2015

Da quell'ultimo saluto al San Filippo, mentre le rondinelle stavano ancora finendo la seduta d'allenamento, sono passati tre anni e mezzo. Un addio in sordina, ma tacitamente annunciato già da qualche giorno vista l'incompatibilità di un rapporto con Renzo Castagnini che Rinaldo Sagramola, appena giunto al timone della società facente capo a Marco Bonometti, gli aveva affiancato con il chiaro intento d'interrompere con qualche mese d'anticipo il suo rapporto quadriennale con il Brescia.

Andrea Iaconi, l'ultimo direttore sportivo di Gino Corioni, torna a parlare del Brescia e della sfida con il Pescara che lo vede nella vesti di doppio ex e lo fa togliendosi qualche sassolino dalla scarpa, ma con la serenità e la leggerezza di chi quel mondo, almeno professionalmente, l'ha lasciato e si gode il calcio solo come una passione.

Direttore come sta? «Ho fatto 40 anni di fila, partendo dall'Eccellenza per finire al Brescia senza mai fermarmi - sospira l'uomo di Giulianova -. Ricordo solo una pausa di 4 mesi dall'addio al Pescara all'approdo all'Arezzo e tantissime vacanze saltate».

Iaconi, cosa ricorda volentieri della sua avventura a Brescia? «La chiamata di Gino Corioni. Quando mi squalificarono lui mi rispose che non gliene fregava niente, che credeva alla mia onestà e voleva farmi un quadriennale. Ricordo che gli dissi "Sono onorato, però sappia che alla fine del contratto io smetto e vado in pensione. Sono stato di parola».

Ci andò però forzatamente prima del programmato… «Sarei rimasto un altro anno, non lo nego. Ma litigai subito con Sagramola e capii che il mio rapporto con il Brescia finiva lì. Mi cercarono 4 o 5 società, Catania e Vicenza con insistenza, ma avevo deciso di dire basta. Gli anni contributivi per andare in pensione li avevo già e decisi di non farmi più coinvolgere. Ora vedo 300 partite l'anno perché per me il calcio è come una droga. Anzi - ride - sono forse più preparato di prima. Parlo spesso e vado a trovare Allegri, Sarri e Giampaolo che io ho lanciato. E ora rido e scherzo sempre, prima vivevo preoccupato...».

Ha parlato di liti con Sagramola. Con quale spirito lasciò quell'ultimo lavoro ? «Me ne andai amareggiato, e lo restai soprattutto per quello che successe dopo. Sentivo la società dire che con i 25 milioni di debiti lasciati da coprire, era impossibile fare di più. Ma io avevo trovato 67 milioni di debiti che avevo ridotto con molte vendite. Loro non hanno venduto nessuno e non avevano avuto rispetto né per Corioni, né per i mille sacrifici fatti prima. E vi hanno detto tante bugie ».

Che opinione ha di Cellino? «E' uno dei pochi presidenti in Italia che sa fare calcio perché lo fa a tempo pieno. Il Brescia è stato fortunato ad incrociare Cellino. Non ci ho mai lavorato direttamente, ma ci siamo sentiti spesso ai tempi del Cagliari quando lo allenava Giampaolo».

E della sua battaglia, vinta, della B a 19? «Giusto che si siano ridotte le squadre. Poi, dire se ora sia più facile salire o scendere, lo dirà il campo. Ma così d'impatto, non mi sembra una B di grandissimo livello, Ma siamo solo all'inizio, voglio rivalutarla».

E di Tonali che dice? «E' il giocatore più forte della categoria: finirà tra le prime 3-4 della serie A. Mi ricorda molto Verratti, l'altra mia scoperta eccellente. Tonali me lo segnalò Sergio Volpi e io mandai Stefano Cordone (attuale collaboratore di Marroccu, ndr) a visionarlo a Piacenza che stava fallendo e lui mi disse di prenderlo ad occhi chiusi. Ma rischiammo di perderlo perché il pulmino del Brescia non passava da Lodi: ci "salvò" sua mamma che, per soli 200 euro di rimborso spese mensile, ce lo portava a tutti gli allenamenti».

Che partita sarà Brescia-Pescara? «Aperta a tutti i risultati perché siamo all'inizio. Sono due squadre che possono dire la loro in questa stagione, anche se ad entrambe manca ancora qualcosa. Ma Cellino e Marroccu sono preparati e bravi, sapranno rimediare in corsa. Io la vedrò alla tivù: di Pescara e Brescia non me ne perdo una».

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