Duke 390: torna il gusto di guidare la «mono»

Un solo cilindro di 375 cc, con ciclistica di prim’ordine e Abs di serie Il tutto offerto a meno di 5.000 euro

Complice un’economia europea stagnante il settore moto si sta riorganizzando: i più coraggiosi costruttori europei e orientali propongono modelli di media cilindrata e con prezzi di acquisto e costi d'uso decisamente interessanti al fine di proporre concetti più moderni. In tal senso va vista la Ktm Duke 390: la progettazione è della casa austriaca con la realizzazione affidata all'indiana Bajaj, colosso motociclistico che compartecipa alla gestione finanziaria di Ktm. La Duke 390 ricorda un po' le grosse mono tuttoterreno nate alla fine degli anni Settanta e rimaste sulla cresta dell'onda per tre lustri: agilità e pesi contenuti per un divertimento assicurato, compattezza generale e un prezzo di acquisto ragionevole appunto come nel caso di questa 390 austriaca che non supera i 5.000 euro di listino (con l'Abs proposto di serie).

L'esperienza sui mono di indole stradale e il nome Duke nel listino Ktm datano ormai da più di quindici anni: le prime grosse austriache in verità erano molto pepate e un po' scorbutiche, a causa del propulsore che derivava quasi per intero da quello impiegato sulle grosse enduro pronto gara; nel tempo la Ktm ha però affinato i suoi modelli stradali da entrofuoristrada (a uno e a due cilindri) raggiungendo oggi una buona fetta di mercato in varie nazioni.

La 390 è dunque la giusta via di mezzo tra le piccole Duke (125 e 200 cc) e la grossa 690, più impegnativa, sia per la potenza espressa dal grosso mono sia per le misure della ciclistica non certo contenute. La Duke 390 poi - cosa non di poco conto - rientra nel fatidico limite dei 400 cc che, in molte nazioni del Vecchio Continente, ha un trattamento di particolare favore al momento della stipula del contratto di assicurazione e, inoltre, sempre questa cilindrata, rientrerà tra breve nei limiti della patente A2 europea.

Un 390 moderno come quello della Ktm garantisce una ottima potenza (si parla in questo caso di quasi 40 cavalli) e, soprattutto, misure e pesi contenuti: 140 i chilogrammi della massa e la sella posta a soli 80 cm dal suolo sono dimensioni decisamente controllabili da tutti e anche in questo caso l'austriaca ritorna a quei concetti sempre validi di leggerezza, agilità e praticità.

Il monocilindrico di 375 cc è totalmente nuovo nel contesto dei propulsori Ktm: con una corsa di 60 millimetri e un alesaggio di 89 si è preferito dare spazio a un maggior allungo e i 9.500 giri del regime massimo dichiarano che questo mono ama girare alto anche se la moderna tecnologia delle quattro valvole (comandate da un doppio albero a cammes in testa) e dell'elettronica che coordina i parametri della carburazione (iniezione elettronica) hanno fatto miracoli ai regimi di passaggio sempre molto critici nelle unità a un solo cilindro; abbastanza distanziato (7.500 km) l'intervallo tra i tagliandi di manutenzione a favore di un costo d'uso ridotto. Il telaio in tubi di acciaio (molto bello e vistoso il colore arancione, decisamente Ktm) si abbina al forcellone posteriore in alluminio; le sospensioni sono della White Power (WP) con l'ammortizzatore posteriore regolabile; nel reparto freni spiccano le pinze della Brembo (di costruzione orientale) abbinate a un sistema antibloccaggio (ABS) progettato e realizzato dalla Bosch.

Ottimo il rapporto qualità-prezzo di questa Duke 390. Ktm ha saputo proporre in questo modello finiture e componentistica di buon livello: la strumentazione, completamente digitale, è ricca di informazioni (contagiri, livello del carburante, temperatura del liquido, ecc.) e anche le altre finiture (accoppiamenti e componentistica varia) sono di buona fattura e allineate alle ultime realizzazioni della più moderna produzione orientale. Con un mono di 400 cc. si può fare dell'ottimo mototurismo e anche la Ktm Duke 390 può essere accessoriata con un bauletto posteriore, mentre borse da serbatoio e borse laterali da sella possono completare una capacità di carico che diventa più che sufficiente per un piacevole ed economico turismo a medio e largo raggio.

Luca Scarpat

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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