La moda è solo business? Sembra di no. Oggi, infatti, esiste sensibilità nel mondo della moda per combattere lo sfruttamento di popolazioni di Paesi meno sviluppati del nostro. Ad esempio, nell’atelier di via S. Faustino a Brescia, si è concretizzato, grazie all'interesse e alla collaborazione tra le cooperative di solidarietà Aesse e due stiliste di Machina Impresa, un progetto «tutto rosa», o meglio, «bianco».
Di cosa si tratta? Sempre più giovani spose richiedono abiti alternativi alla tradizione, che non nascondano dietro al «giorno indimenticabile» la tristezza e lo sfruttamento. Per questo motivo, due fashion designers bresciane, Maria Marini e Lucia Sandrini, hanno disegnato dodici prototipi di abiti da sposa, realizzati rigorosamente a mano. Sono stati così ripristinati vecchi telai manuali, che in Bangladesh stavano per essere distrutti. La cultura orientale si incontra, così, con il gusto occidentale.
Vediamo meglio in cosa consiste l'iniziativa. Gli abiti vengono cuciti su misura con costi compresi tra i mille e i duemila euro. La collezione è ideata in modo tale da essere accessibile ad ogni tipo di donna e a ciascuna varietà di stile: dai modelli tradizionali a quelli convenzionali. Una grande capacità creativa viene, poi, adoperata anche nella creazione di accessori sempre più richiesti nel settore del matrimonio.
Ecco, dunque, una soluzione alternativa ed innovativa per le coppie intenzionate a sposarsi, pur vivendo in modo profondo la crisi economica attuale: rendere il loro «sì» equosolidale!
Erika Catalano - Anna Colombo - Chiara Zorat - Cristian Bruno - Eugenio Poli
Classe 4U Umanistico - Liceo Statale Veronica Gambara di Brescia
Abstact dall'articlo di Wilda Nervi – “In San Faustino il “si” è equosolidale”– tratto dal Giornale di Brescia del 17/03/2012 pag. 25.


