Il corso magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e quello triennale in Consulente del lavoro e giurista d'impresa. Sono questi i percorsi di laurea del dipartimento di Giurisprudenza della Statale. Una matricola su 4 preferisce il corso magistrale che apre le porte alla carriera di avvocato, magistrato o notaio. Una peculiarità del dipartimento sono le cliniche legali, percorsi «svolti in collaborazione con magistrati e avvocati durante i quali - racconta Saverio Regasto, direttore del dipartimento - si studiano casi concreti e si simulano veri e propri processi».
Negli ultimi anni è cambiato lo studente-tipo di Giurisprudenza. «Purtroppo - continua il direttore - ci troviamo di fronte a una riduzione del livello culturale dei nostri frequentanti. Mi confronto molto spesso con ragazzi che apprendono le tematiche oggetto d'esame non sui manuali ma su Wikipedia».
Negli ultimi tempi Giurisprudenza fatica ad attirare studenti stranieri. «Le nostre materie sono tipiche dell'Italia, perciò è raro che uno studente dall'estero venga da noi. Anche i nostri studenti in Erasmus trovano qualche difficoltà nella convalida di tutti gli esami superati all'estero». Dopo la laurea c'è la possibilità di seguire due strade: o il dottorato di ricerca o la scuola di specializzazione per le professioni legali: «Questo percorso - conclude Regasto - dura due anni ed è frequentato da una quarantina di studenti, ma i posti a disposizione sono più di sessanta. Adesso, con la riduzione del periodo di praticantato e con la possibilità di svolgere i primi sei mesi durante la laurea magistrale, si è ridotto l'appeal del corso verso i futuri avvocati. La scuola rimane un solido punto di riferimento per chi aspira al concorso in magistratura».
Cliniche legali per simulare casi concreti

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