Anche quest’anno l’Assessorato caccia e pesca della Provincia di Brescia ha predisposto un dispendioso piano di ripopolamento ittico delle acque bresciane di laghi, fiumi e torrenti. Verranno investiti nel progetto circa 800mila euro per seminare: uova, avannotti e pesci adulti, ripopolando le nostre acque di 40 milioni di esemplari. In questo modo si vuole riuscire a rendere più pescoso l’ambiente, ricreando un adeguato habitat naturale. Si cerca inoltre di evitare l’estinzione di alcune specie di pesci, come il carpione gardesano, fornendo uova pronte a schiudersi.
Pare non ci sia nulla da obiettare a questo progetto di rinaturalizzazione, è certamente corretto cercare di far sopravvivere specie animali in difficoltà, ma forse i continui e ingenti investimenti annuali saranno insufficienti. Il problema è infatti a monte: basta pensare alla moria di pesci nel Mella del 25 marzo scorso, causata - pare - da un rifiuto industriale tossico, per capire come questi fondi siano inutilmente spesi. Migliaia di trote e cavedani sono andati alla deriva inevitabilmente. Si deve quindi vigilare in modo più severo, impedendo alle industrie di inquinare impunemente le acque e ponendo rimedio all’eccessiva carenza d’acqua dei bacini, strettamente connessa all’inquinamento atmosferico, fenomeno che crea forte allarme in territorio bresciano. Solo in questo modo si può sperare di fermare lo scempio ambientale in corso e ricreare un equilibrio. Il ripopolamento annunciato dalla Provincia è valido ma è come scoccare la freccia senza aver preso bene la mira. Forse sarebbe più utile dare aiuti finanziari alle industrie, obbligandole poi ad investire in impianti di depurazione. I pesci che si trovano in un ambiente idoneo, infatti, vivono e si riproducono senza bisogno di intervento umano.
Ripopolare, lasciar morire e ogni anno ancora ripopolare è invece un “loop” del tutto inutile.
Luca Bertoli
4C liceo CALINI
Tratto da GdB di martedì 27 marzo 2012


