Scienza

Nell'era glaciale i salmoni si fecero francesi

Durante l'Era Glaciale i salmoni trovarono rifugio in un sito di acque costiere intorno alla Francia Nord-occidentale, libero dai ghiacci. Un paradiso marino isolato che avrebbe contribuito alla creazione del «mosaico genetico» tra il salmone britannico e il salmone irlandese. I pesci cresciuti all'epoca in questa riserva naturale si nutrirono con le specie provenienti dalla penisola iberica per migrare successivamente verso il Regno Unito in relazione alla riduzione del ghiaccio. Lo dimostra un nuovo studio condotto da Jamie Stevens, biologo evoluzionista dell'Università di Exeter.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Heredity. «Uno dei principali risultati del nostro lavoro è che adesso siamo in grado di spiegare l'origine dell'esistenza del mosaico genetico tra i salmoni della Gran Bretagna e i salmoni dell'Irlanda costituito dai pesci migrati dalla penisola iberica e dall'inedito rifugio dai ghiacci nel nord-ovest della Francia», ha spiegato Stevens. «La nostra ricerca ha dimostrato che le popolazioni di salmone dell'Atlantico (Salmo salar) rilevate nelle acque irlandesi e britanniche sono tra le più distinte geneticamente in Europa. Ciò rende ancora più importante conoscere la loro provenienza per l'elaborazione di nuove strategie di preservazione», ha concluso.
E mentre gli studi continuano a spiegare le migrazioni antiche, oggi si hanno ulteriori ragguagli sullo stato di salute dei delfini del Mediterraneo. Frena infatti bruscamente la strage di cetacei nei mari italiani e si avviano così a conclusione le complesse ricerche degli scienziati della Rete nazionale spiaggiamenti mammiferi marini nata dalla collaborazione del ministero dell'Ambiente con il ministero della Salute. Ai ricercatori è affidata la responsabilità di trovare risposte alla moria di delfini della specie stenella striata (stenella coeruleoalba) che ha colpito le coste del mar Tirreno con un'incidenza straordinaria da inizio anno.

Il nuovo rapporto elaborato dalla Banca dati spiaggiamenti sembra far luce sul complicato mistero della straordinaria moria e afferma finalmente che «il tasso di mortalità appare bruscamente calato - si legge nel rapporto - e mantenendosi questo trend potrebbe esaurirsi a breve».

«Inoltre - secondo quanto rende noto il ministero dell'Ambiente - questo tipo di andamento è già stato descritto in precedenti episodi anomali di mortalità descritti negli ultimi anni, come quello da morbillo accaduto nei mari spagnoli tra il 2006 e il 2008.
Le nuove ricerche rafforzano l'ipotesi che la causa più probabile della straordinaria moria sia il morbillivirus del delfino, riscontrato nel 30-40% dei corpi analizzati, percentuali che - per quanto basse - rimangono comunque comparabili con quanto avvenuto in Spagna nelle precedenti epizoozie da morbillo.

L'epizoozia di questi mesi ha interessato una popolazione di stenelle giovani, con età inferiore ai 15-20 anni (96% delle carcasse analizzate), cioè animali nati dopo la moria del 1990-92 determinata da morbillo e quindi sprovvisti di anticorpi specifici per difendersi da questa malattia.

Secondo gli scienziati, i cetacei erano fortemente indeboliti dal virus del morbillo e le loro difese immunitarie erano ridotte. Ciò avrebbe aperto la strada all'azione di infezioni e altre malattie (come photobacterium damselae e virus dell'herpes), responsabili effettivi della morte degli animali. Della Rete nazionale spiaggiamenti mammiferi marini fanno parte, tra gli altri, gli Istituti zooprofilattici sperimentali (Izs), coordinati dall'Izs di Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta, la Banca dati spiaggiamenti (Bds) dell'università di Pavia, il Cetaceans stranding emergency response team (Cert) e le università di Padova, Siena e Teramo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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