Non è facile coniugare ricerca, didattica e assistenza. Non è nemmeno facile, per chi ha avuto un bambino malato di leucemia, negli anni in cui la malattia dava poche speranze, decidere di dedicare gran parte della propria vita ai piccoli e alle loro famiglie. In una sorta di ripetizione quotidiana di un dolore che è stato lacerante ma che ha conosciuto il sollievo della guarigione.
La sfida, invece, è stata raccolta da docenti universitari, medici, volontari e psicologi che si sono confrontati in un incontro che aveva per tema proprio «Ricerca, didattica e assistenza. Fiabescamente insieme in Odontoiatria pediatrica».
«Esiste un filo logico che collega i tre aspetti: chi fa ricerca non può non avere a cuore la didattica e non può estraniarsi dall’assistenza» ha sottolineato Alessandra Majorana, ordinario di Odontoiatria pediatrica all’Università di Brescia.
Filo conduttore dell’incontro, la qualità della vita dei bambini affetti da patologie gravi di carattere oncologico. «Esistono obiettivi didattici, ora racchiusi in linee guida nazionali stilate anche grazie all’impegno di Majorana, che devono essere estesi anche all’assistenza» è il pensiero di Laura Strohmenger, coordinatore del Centro di collaborazione dell’Organizzazione mondiale della Sanità di Epidemiologia e Odontoiatria di Comunità dell’Università degli Studi di Milano.
Per questo, l’équipe deve essere composta da più figure. Tra queste, un ruolo non di secondo piano ce l’hanno i volontari che, come quelli aderenti all’Associazione Bambino Emopatico presieduta da Luciana Corapi, ogni giorno affiancato piccoli pazienti e famiglie nel percorso di malattia che in gran parte si svolge nell’Oncoematologia pediatrica dell’Ospedale dei bambini al Civile.
«I nostri bambini sono spesso sottoposti a terapie molto impegnative, quali la chemioterapia. Ebbene, il terzo sito a rischio della chemio è proprio la bocca» ha spiegato il responsabile dell’Oncoematologia, Fulvio Porta. Le terapie possono provocare complicanze a carico della bocca del bambino, con sensazioni di fastidio, bruciore e dolore. Tra i problemi più frequenti, vi sono mucosite, bocca secca e alterazione del gusto.
La mucosite è un’infiammazione della bocca che può provocare fastidio, dolore, bruciore e ulcere sulle gengive e nella parte interna delle guance. Le ulcerazioni sono piccoli taglietti rossi nella bocca che causano bruciore e dolore.
La bocca secca è causata dalla diminuzione o dalla mancanza di saliva e l’alterazione del gusto, causata dai farmaci, può provocare disagio nel piccolo che non riconosce il sapore dei cibi.
È una fase molto delicata di un percorso di cura che, fortunatamente, in nove casi su dieci porta ad una completa guarigione. Tuttavia, per evitare il più possibile i disagi sia durante sia dopo la terapia, Odontoiatria e Oncoematologia pediatrica hanno stampato un opuscolo - «Smile, bocca e denti sono Ok - da consegnare ai genitori dei piccoli in cura.
Un impegno che va nella direzione delle linee-guida ministeriali ricordate dalla prof. Strohmenger. Si legge, infatti: «Tutte le necessità terapeutiche orali dovrebbero essere ultimate prima della fase di immunosoppressione. È fondamentale assistere il paziente durante la fase di somministrazione della chemio-radioterapia, per controllare le frequenti complicanze, soprattutto a carico dei tessuti molli. Il paziente è da considerarsi a rischio per tutti i tipi d’infezione a partenza dal cavo orale che da locali rapidamente potrebbero divenire sistemiche.
Sarà essenziale monitorare la riduzione della saliva e le alterazioni del gusto. Prevenire e controllare le
complicanze orali in questa fase, può evitare pericolosi aggravamenti, disconfort, malnutrizione e ipertermie.
È necessario, inoltre, iniziare un programma di controllo dello stato di salute orale, della durata di almeno 12- 24 mesi, che dovrà iniziare al termine della terapia antineoplastica o nella fase di post-trapianto di cellule
staminali, allo scopo di evitare o ridurre le complicanze tardive, intercettando e trattando carie dentali,
alterazioni strutturali dentali, salvaguardando, in ultima analisi, la salute generale del paziente e la sua qualità di vita».



