«Pain in Europe», la più ampia indagine mai condotta sul dolore cronico che ha coinvolto oltre 46.000 persone, ha rilevato che un adulto su cinque in Europa soffre di dolore cronico da moderato a severo. 500 milioni le giornate lavorative perse, che ai governi costano all'incirca 34 miliardi di euro ogni anno; il 5% degli europei con dolore cronico severo è trattato in modo inadeguato o insufficiente.
La Norvegia è il Paese a più alta incidenza di dolore (30%), un cittadino su tre soffre di dolore cronico, seguita dalla Polonia (27%) e dall'Italia dove un adulto su 4 ha un dolore cronico (26% della popolazione, circa 15 milioni di abitanti), il 50% di genere femminile. Il 26% dei pazienti attende più di 3 mesi prima di rivolgersi al medico, un quinto convive col dolore per oltre 20 anni.
La spesa per la «malattia dolore» rappresenta il 2% del prodotto interno lordo dei Paesi europei e corrisponde a: costo dei servizi sanitari e farmaceutici; assenteismo dal lavoro; perdita di reddito;
assenza di produttività in ambito economico e domestico; aumento del carico finanziario per familiari e datore di lavoro; costi per il risarcimento ai lavoratori e l'assistenza sociale.
In Europa si perdono 34 miliardi di euro l'anno per assenteismo da dolore cronico. Il dolore acuto non controllato non solo implica costi maggiorati per degenze più lunghe ma anche perdita di produttività; evolve inoltre in una disabilità parziale o totale: le evidenze suggeriscono che un dolore acuto post-operatorio non gestito è causa di dolore cronico.



