Neo, nevo, o ancora macchia, sono alcuni dei nomi dati alle lesioni pigmentate che possono essere ricondotte ai nevi melanocitici, ma che si pongono in diagnosi differenziale con il melanoma, soprattutto quando il tumore è in fase iniziale.
Quasi tutti noi abbiamo dei nevi, che sono tumori benigni dei melanociti, e in genere appaiono durante l'infanzia e l'adolescenza, che sono i momenti in cui la luce solare, oltre ai fattori genetici, ne influenza maggiormente lo sviluppo. L'aspetto clinico è molteplice: se ne distinguono, infatti, numerose varietà. La maggior parte sono piatti, relativamente uniformi nel colore e di forma regolare. I nevi devono essere distinti dalle lentiggini che compaiono sui volti dei bambini rossi e con pelle chiara a seguito di una scottatura solare.
Il melanoma, invece, è un tumore maligno dei melanociti ed è la forma più letale di cancro della pelle. Colpisce prevalentemente i soggetti adulti di età compresa tra i 30 e i 60 anni, con un picco intorno ai 40-50 anni. L'aumento del tasso d'incidenza registrato a livello mondiale trova riprova anche nel nostro Centro Melanoma, alla Clinica Dermatologica dell'Ospedale Civile di Brescia. La spiegazione proposta per questo dato è che esso rappresenti un'ulteriore prova dell'efficacia dei programmi di prevenzione adottati negli ultimi 15 anni.
Nel 50-60% dei casi, i melanomi si sviluppano su cute clinicamente normale. In circa il 25-30% dei casi, invece, il melanoma può originare da nevi melanocitici congeniti o da nevi displastici, sebbene possano mostrare trasformazione neoplastica anche i nevi comuni. La possibile somiglianza clinica tra un nevo e un melanoma può rendere più difficile la diagnosi precoce. Per questo motivo, la dermatoscopia nelle mani di un dermatologo esperto consente di aumentare la specificità diagnostica rispetto al solo esame clinico, permettendo di porre il sospetto e indirizzare verso l'escissione chirurgica delle lesioni più dubbie, che è l'unico trattamento consentito per nevi e sospetti melanoma. La laser-terapia nel caso di lesioni melanocitiche non è, infatti, consigliabile perché non permette l'esecuzione dell'esame istologico.
Sole, Fonti artificiali UV
I meccanismi carcinogenetici che inducono la trasformazione maligna del melanocita non sono ancora chiari, ma la radiazione ultravioletta (UV) solare pare uno dei principali fattori imputati nella patogenesi del melanoma.
L'energia proveniente dal sole è una forma di radiazione. Si compone di luce visibile e di altri raggi che non riusciamo a vedere, tra cui gli UV, che sono i responsabili dell'abbronzatura e delle scottature. Ci sono due tipi di raggi di radiazioni ultraviolette: raggi ultravioletti A (UVA) e raggi ultravioletti B (UVB). Una volta si pensava che i raggi UVA fossero la causa principale del melanoma. Ora, invece, si pensa che anche i raggi UVB siano coinvolti. I raggi UV danneggiano il DNA dei geni che controllano la crescita e la salute delle cellule della pelle. Se il danno genetico è grave, una cellula della pelle normale può cominciare a crescere in modo incontrollato mutando in senso tumorale. Ecco perché è importante utilizzare un prodotto solare che protegga sia dai raggi UVA sia UVB.
Il sole non va evitato, perché bisogna ricordarne anche gli effetti positivi, come per esempio, la produzione di vitamina D nel nostro organismo, essenziale nella prevenzione dell'osteoporosi. Inoltre, il Sole influisce sulla liberazione di serotonina, diminuendo il rischio di depressione. Anche alcune patologie dermatologiche, come psoriasi e dermatite atopica, traggono benefici dai UV.
Prevenzione primaria
La prevenzione primaria consiste nell'adottare quelle misure preventive che permettano di evitare il danneggiamento della cute; particolare attenzione la devono porre le persone con carnagione chiara, in particolare nei bambini e i giovani nei primi 18 anni di vita, perché più facilmente interessati dall'eritema solare.
Per prima cosa, al sole utilizzare sempre la protezione «ad ampio spettro», sia contro i raggi UVA e UVB, e resistente all'acqua, con fattore di protezione solare di 30+ e/o 50+ qualunque sia il proprio fototipo, su tutto il mantello cutaneo, e non solo sui nei, ed è da ripetersi più volte durante la foto esposizione. Sarebbe opportuno evitare l'esposizione a UV artificiali (lampade/lettini/docce abbronzanti) così come l'esposizione al sole diretta nelle ore più calde della giornata, quando i raggi UV più forti raggiungono la superficie terrestre. Soprattutto i bambini non si devono esporre durante le ore d'irraggiamento più intenso. Bisogna fare attenzione alla luce solare anche riflessa: acqua, sabbia e neve, o circostanze che aumentano il rischio o riducono la percezione del sole (altitudine, vento fresco, nubi etc.).
È utile proteggere gli occhi con occhiali da sole. Infine, è bene ricordarsi che molti farmaci sono fotosensibilizzanti. Quindi, in caso di assunzione di una terapia, consultare il medico prima di esporsi al sole.
Ausilia Maria Manganoni
Responsabile Melanoma e Dermatologia oncologica preventiva
Piergiacomo Calzavara-Pinton
Direttore Clinica dermatologica
Spedali Civili di Brescia



