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DAL 2019

Pronto soccorso, dai colori ai numeri: la sperimentazione


Salute e benessere
Medicina
5 giu 2018, 16:36

Non più codice bianco, verde, giallo o rosso. Nei pronto soccorso si cambia: i codici utilizzati per «filtrare» i pazienti all'arrivo sono destinati a diventare cinque e di tipo numerico, così come stabilito dalle nuove linee guida sul triage intraospedaliero, di imminente approvazione da parte della conferenza Stato-Regioni, secondo quanto riportano alcuni organi di informazione. Il Lazio sarà la prima regione a partire a gennaio, con una fase di sperimentazione.

L'obiettivo è ridurre i tempi di attesa e diminuire il margine di errori medici. I nuovi codici vanno da 1 a 5, dove 1 rappresenta i casi più gravi (emergenza), 2 l'urgenza, 3 l'urgenza differibile, 4 l'urgenza minore e 5 la non urgenza. I primi tre sono a medio-alta intensità di cure, mentre gli ultimi due a moderata-bassa intensità. I tempi stimati di accesso vanno da immediato a 240 minuti.

«Aspettiamo ancora il quadro normativo di riferimento, per il Lazio c'è stata una riunione in Regione e pare che si dovrebbe partire dal primo gennaio - spiega il presidente Simeu, Società Italiana di Medicina di Emergenza Urgenza, Francesco Rocco Pugliese - servono cinque codici Triage perché in particolare abbiamo il codice verde che racchiude il 60-70% degli utenti del pronto soccorso e che ha dentro una grande fascia di variabilità della sintomatologia acuta. In Toscana già applicano da molti anni cinque codici colore, il criterio numerico in questo senso non è una grande variazione. Ci sarebbero da risolvere problematiche legate al rifacimento dei protocolli a cinque codici e alla conseguente formazione del personale medico-infermieristico, oltre che alla definizione delle responsabilità. Ci vorrebbe poi un'adeguata informazione al cittadino, che il codice rosso lo capisce meglio». 

«Il pronto soccorso - conclude - con 20-25 milioni di prestazioni ogni anno in Italia, non è nemico del cittadino ma alleato. Il codice non è una cosa punitiva e il Triage è uno strumento organizzativo. Vorrei verificarlo sul campo, ma purtroppo non credo che con la nuova organizzazione si ridurrebbero i tempi di attesa per i pazienti meno acuti, anche se me lo auguro».

 

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