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LECTIO MAGISTRALIS

Dislessia, da disagio a opportunità: è solo un’intelligenza asimmetrica


Salute e benessere
Medicina
12 nov 2022, 06:21
Marilù Gorno Tempini tra il rettore Francesco Castelli (dx) e Michelle Lancellotti di Alumna - Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

Marilù Gorno Tempini tra il rettore Francesco Castelli (dx) e Michelle Lancellotti di Alumna - Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

Quando un bambino a scuola è svogliato, disturba, non sta attento, gli educatori dovrebbero capirne le ragioni ricorrendo più ad un metodo investigativo che punitivo. Scoprirebbero, così, che determinati comportamenti sono conseguenza di una neurodiversità, quella che generalmente si chiama dislessia. La neurodiversità è una caratteristica costituzionale, dunque. Non è una malattia.

Significa che il cervello dei dislessici è organizzato in modo diverso da quello di altre persone e funziona in modo diverso. Da un lato, i dislessici faticano ad imparare a leggere con i metodi tradizionali e, dall’altro, hanno spesso un quoziente di intelligenza superiore alla media. Sono intelligenze asimmetriche. Non poche, anche se la stima oscilla tra il 5 e il 17% della popolazione. Un intervallo ampio a dimostrazione di quanto sia ancora difficile dare il nome esatto a quello che accade.

L’incontro in rettorato

Di dislessia ieri nella sede del rettorato in piazza Mercato ha parlato Maria Luisa (per gli amici Marilù) Gorno Tempini, neurologa comportamentale, che all’Università della California di San Francisco dirige il «Dyslexia Center» e il Laboratorio di Lingua e Neurobiologia all’interno del Memory and Aging Center. A lei l’Associazione Alumni e l’Università Statale di Bresciano hanno conferito il «Premio Alumna dell’anno 2022» «per il significativo contributo al progresso delle neuroscienze cognitive». Gli studi più recenti sulla dislessia la indagano dal punto di vista biologico e anatomico.

La bresciana Marilù Gorno Tempini, nella sua Lectio Magistralis dal titolo «Ricerca translazionale, dal laboratorio alla scuola» ha raccontato che esistono, nei dislessici, punti del cervello in cui le reti neurali sono disposte in modo atipico.

Cosa accade

«Durante la vita fetale, i neuroni sono inizialmente tutti al centro del cervello ma nella fase del suo sviluppo essi devono migrare verso la superficie per formare la materia grigia. Questo succede a ondate diverse durante la crescita, ma soprattutto nella vita fetale. In alcuni casi sembra che, durante questa migrazione neuronale, si creino delle piccole aree in cui lo schema dei neuroni è diverso da quello tipico».

Per meglio capire si può ricorrere all’esempio del neo che si ha sulla cute, che nasce da una piccola «disorganizzazione» dei melanociti (cellule responsabili della sintesi della melanina) che si dispongono in modo insolito. Per capire se esiste una neurodiversità si ricorre alla risonanza magnetica che permette agli studiosi di vedere le differenze di morfologia tra i solchi dell’emisfero sinistro e di quello destro. Variazioni minime, ma sufficienti a far sì che l’attivazione di queste aree cerebrali non sia simultanea come dovrebbe, e che le connessioni siano meno organizzate.

La causa

Fondamentale il ricorso ad alcuni esempi: nelle persone con una neurodiversità le connessioni tra l’area visiva delle parole e il suono possono essere più lente. Per questo motivo molti dislessici faticano a imparare a memoria le parole, le date e, durante l’infanzia, anche i nomi dei colori. La causa? «Non si sa ancora, perché da poco si sta investendo su questi studi - ha detto Gorno Tempini -. In un passato recente, la ricerca era focalizzata soprattutto sulle malattia neurodegenerative e nessuno si occupava dei bambini, ritenuti un affare da donne. Ora, però, è possibile e auspicabile identificare precocemente la neurodiversità, possibilmente intorno a quattro-cinque anni, per sfruttare la plasticità del cervello, adottando modelli specifici di insegnamento. In questo modo - ha aggiunto la scienziata - quando questi bambini avranno sei-sette anni non saranno più dislessici: leggeranno solo in modo diverso, ma leggeranno come tutti gli altri. Quanti traumi verrebbero loro risparmiati. Invece ora la neurodiversità si identifica in terza o quarta elementare e questo comporta conseguenze psicologiche che rimarranno per tutta la vita».

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