Outdoor

Nel deserto c'è un'«oasi» per le anime

Da qua sotto è quasi impossibile andar più giù. Gerico, ventimila anime, amministrazione palestinese, è la città più bassa del Mondo: -240 metri sotto il livello del mare. Il più basso sito abitato sulla Terra. D'accordo: lì a qualche chilometro c'è il mar Morto (-400 metri), ma è morto, per l'appunto. Gerico no. Gerico vive e si gode il fresco dolce di marzo (ma bisogna intendersi: siamo a 30°) in attesa del caldo-caldo.
Storia e storie che affondano ai primordi dell'uomo. Vicende di 10-12 mila anni fa. Quando noi scontavamo gli effetti dell'ultima mini-glaciazione, quaggiù la vita prorompeva. Gli arabi la chiamano Ariha, profumata. Magari oggi non profumata come un tempo, ma certo Gerico ha mantenuto - pur con i limiti di essere enclave palestinese in area israeliana - un'aria di pulizia, anche di efficienza in qualche modo. C'è il sicomoro evangelico, ma anche un albergo di livello che, nelle intenzioni dei promoter, avrebbe potuto diventare casinò. Non se n'è fatto niente: ma l'albergo resiste.
E da quì, dal fondo del Mondo, puoi solo scendere al mar Morto o salire a Gerusalemme. Una tappa al mare più salato del Mondo è quasi d'obbligo. Ci si sperimenta a non andare a fondo, fanghi e fango dappertutto; acqua semioleosa, scura, benefica, certo non attrattiva per chi ama il mare. Ma evidentemente c'è mercato considerando la nazionalità di chi stava a riva. Per la psoriasi pare il massimo; se avete talloniti non potete mancare, ma va bene anche per sciatiche e reumatismi. Acqua magica fin che c'è, perchè se va avanti così fra quarant'anni il mar Morto sarà fango del tutto. «Staremo a vedere come finirà», dice il barista del bagno che fornisce sdraio e ombrelloni a bordo mare. Il bagno è israeliano, come attesta un'asta da venti metri che alza un bandierone con la stella di David all'entrata. E' la complicata storia di queste parti: una sorta di kibbutz marinaro dentro un territorio palestinese dentro lo Stato d'Israele.
E poi si sale. Gerusalemme è a una trentina di chilometri da Gerico. Ma, se avrete la fortuna di avere una buona guida come il don Maurizio che la ZeroTrenta di Brescia ci ha messo a disposizione, allora vedrete che dirà all'autista di girare sulla destra e di entrare nel deserto di Giuda per qualche chilometro andando quindi sulla vecchia strada che da Gerico portava (e ancora porta) a Gerusalemme.
Il miracolo del deserto è dietro l'angolo. Per carità, da turisti su pullman granturismo, certo non da pellegrini con bastone e calzari, ma, anche da turisti quasi per caso, si può godere dello spettacolo del deserto, una sorta di anteprima che potrebbe rappresentare un viaggio vero dentro questo deserto di roccia che diventa rosa al primo tramonto.
E laggiù in fondo, a mezza costa di una sorta di canyon, lungo le pareti scoscese del Wadi Kelt, ecco il minimonastero di san Giorgio in Koziba - la laura, come viene chiamata - di san Giorgio, gioiello dell'architettura monastica di Terra Santa, oasi d'anime che sta lì, abbarbicato al canyon da 16 secoli, dentro una fornace di pietre che solo l'acqua dello wadi (del torrente) più in basso rende più sopportabile.
E lo si guarda da lontano. Andarci non sarebbe impossibile: un'ora e mezza e ci si arriva, è la risalità che è dura. E quindi si sta lì, fermi, ad osservare la laura e godersi il deserto, questo susseguirsi di colline una appresso all'altra, ocra e rosa, venti leggeri e anche il sole quassù sembra più leggero, e là - ma molto in là - puntini di capre che dicono che, nonostante tutto, il deserto è capace di far vivere, perlomeno di non far morire.
E si sta lì, felicemente inebetiti se si ha la fortuna di non aver mai visto un deserto. Fino a quando arriva Alì, che ti tira la camicia da dietro e ti mette in mano un braccialetto: un euro. Dieci anni, occhi furbi come pochi, sorriso bianchissimo. Si dice pronto a trattare: tre braccialetti due euro. E' venuto fuori da sotto un banchetto che suo padre mette su sullo slargo che fa da balconata alla vista del deserto. Pochi turisti oggi, dice. Suo padre conferma. Conosce l'Italia e Milano, a Brescia dice di esserci passato qualche volta. Pochi turisti. Una volta molti più italiani, anche tanti spagnoli e francesi. Crisi, dice sconsolato il papà di Alì. E' la storia di mezzo mondo...

gi. bo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...