È esattamente come te la aspetti. Ma riesce a sorprenderti sempre. E a incantarti.
Gerusalemme è davvero l'insieme di tutti i luoghi comuni sulla «città santa». È realmente il posto dove «si respira storia e spiritualità». La storia affascinante e tragica del passato e quella altrettanto tragica del presente e del futuro, la spiritualità della capitale della «terra promessa», dove Gesù morì e risorse e dove Maometto salì al cielo.
Si sa già che è bellissima, che è un «crogiuolo di contraddizioni» e tutto ciò che si è letto su di lei, sui suoi abitanti e le sue tensioni, trova continue conferme. Ma anche continue sorprese. Perché tutto quel già visto o già immaginato si presenta al viaggiatore, al pellegrino o al turista che arriva a Gerusalemme per la prima volta, con un'intensità mai provata altrove. Le incantevoli viuzze della città antica, sono più vere e intense di qualsiasi altro suk o bazar, proprio perché divise e unite dalla religione in città ebrea, cristiana, araba e armena.
I monumenti delle grandi religioni monoteiste, il muro del pianto confinante con la spianata delle moschee e a pochi metri dal santo sepolcro, creano suggestioni per credenti e non credenti per la loro incolmabile vicinanza, per la serenità in mezzo al caos.
Gerusalemme è il centro di tante cose, anche dello Stato di Israele, con buona pace dell'allegra e laica capitale Tel Aviv che sembra appartenere ad un altro mondo. Da sola giustifica un viaggio, ma anche il resto di Israele e i territori palestinesi riservano sorprese e la stessa intensità di esperienze.
Sulle alture del Golan sono i boschi, i rigogliosi vigneti, le cascate a lasciare di stucco chi si aspetta poco più che un deserto dilaniato dalla guerra. A Nazareth si scopre la possibile pacifica convivenza di musulmani e cristiani, si resta rapiti dalla poesia spirituale di Canah, di Tiberiade, del monte Tabor.
Pure i territori palestinesi, considerati mete pericolose, accanto alle tensioni dei check-point e alla brutalità del muro che circonda le città dei palestinesi, regalano giornate indimenticabili in mezzo a gente sfortunata, allegra e ospitale.
Si viaggia nel catechismo e nei libri di storia. Il Vecchio e Nuovo Testamento, la terra promessa, le persecuzioni, la diaspora... le crociate... la caduta dell'impero ottomano, Lawrence d'Arabia... il sionismo, la shoah, la rivolta araba, la guerra dei sei giorni, l'intifada...
Capisci di non aver mai capito un'acca dei problemi del Medio Oriente, della loro enorme pericolosità e della scoraggiante assenza di soluzioni pensabili.
Un viaggio pieno di tensioni? No, o almeno non solo. Un viaggio non molto spensierato forse, ma intenso e profondo per credenti e non credenti, utile per mettere in crisi i pregiudizi di filoisraeliani e filoarabi, qualsiasi cosa significhino queste definizioni. E poi, con arabi, cristiani o ebrei, in Israele si mangia benissimo.
Alberto Pellegrini



