Orti comunali. Li abbiamo curati e ce li hanno tolti
Scrivo per portare all’attenzione dei lettori una situazione che riguarda dieci cittadini, ex assegnatari degli orti comunali presso Villa Zanardelli e via Predenno. Nel 2020 ci sono stati affidati appezzamenti che, nel caso di Villa Zanardelli, erano in stato di abbandono: terreni invasi da erbacce, difficili da lavorare, con una struttura argillosa che richiede continui interventi. In questi cinque anni non ci siamo limitati a «utilizzarli»: li abbiamo recuperati, resi fertili, curati con tempo, fatica e risorse personali. Non abbiamo trovato orti: li abbiamo costruiti. Prima della scadenza del contratto ci siamo informati presso gli uffici comunali, ricevendo indicazioni che lasciavano intendere un possibile rinnovo in assenza di nuove domande. Sulla base di queste informazioni abbiamo continuato a investire nel lavoro degli orti. A febbraio abbiamo invece scoperto la pubblicazione di un nuovo bando che prevede la priorità per nuovi assegnatari, relegando chi ha coltivato fino ad oggi a un ruolo marginale. Il tutto senza alcun reale confronto con gli attuali coltivatori. Abbiamo scritto all’ufficio tecnico e alla Giunta, ma senza ricevere risposte che tenessero conto del lavoro svolto. Il punto non è contestare il principio di rotazione. Il punto è come viene applicato. In questo caso, il richiamo alla «rotazione» ha finito per tradursi in una sostituzione automatica, che non ha considerato le persone coinvolte né il valore costruito nel tempo, come se anni di impegno potessero essere semplicemente azzerati e rimpiazzati. Non si tratta solo della perdita di un lotto. Si tratta di qualcosa di più profondo: la sensazione che l’impegno dei cittadini possa essere cancellato senza ascolto, senza riconoscimento, senza nemmeno una spiegazione adeguata. Dietro quei terreni non ci sono numeri o pratiche amministrative, ma persone. E quando le persone non vengono considerate, il problema non è solo amministrativo: diventa una questione di rispetto e di dignità, valori fondamentali riconosciuti anche dalla Costituzione italiana. Non chiediamo privilegi, né deroghe alle regole. Chiediamo semplicemente che il valore del lavoro svolto venga riconosciuto e che situazioni come questa vengano gestite con maggiore attenzione, trasparenza e senso di equità. Perché il rischio, altrimenti, è scoraggiare proprio quei cittadini che si impegnano per migliorare gli spazi pubblici.
O.I.
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