L’arrivo dell’estate non rende facile la vita dei clochard
I clochard non affrontano la calura estiva sorseggiando freschi Spritz né rinfrescanti bibite con gli amici e nemmeno hanno ventilatori a girare l’aria nelle giornate torride, figuriamoci i condizionatori delle nostre case o le vacanze al mare per godere della brezza marina o quella d’altura sui monti. Nessuno li invita, mai e da nessuna parte, stanno in città tutto l’anno e qui sanno molto bene che vi si può crepare di freddo d’inverno e morire per il caldo d’estate. Non si conoscono personalmente sebbene si possono incontrare a ogni ora del giorno come di notte; tutt’al più qualcuno li chiama barboni, anche se non tutti la barba ce l’hanno. Donne e uomini che dalla vita hanno ricevuto calci in faccia, inaspettati e tanto forti da farli precipitare in condizioni che, se riflettiamo, nessun essere umano augurerebbe a un altro. La città li accoglie a patto non diano troppo fastidio, cosicché la gente li schiva quasi non fossero persone, non li degna di uno sguardo se non con frettolosa indifferenza, cosicché essi balzano agli onori della cronaca quando nel freddo pungente invernale si scoprono senza vita tra un cartone spesso e una coperta lisa oppure d’estate, giustappunto alle porte, per aver lasciato questa valle di lacrime per un colpo di calore, disidratazione, peggioramento di patologie cardiache e respiratorie. Quando cammino per la strada e non li vedo mi domando ogni volta se l’indomani li ritroverò al solito posto, l’ho fatto preoccupato tutto l’inverno, altrettanto non smetterò di chiedermelo all’arrivo di questa estate.
Giuseppe Agazzi
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