Lettere al direttore

La tomba del figlio e il dramma di due genitori

Le scrivo questa lettera per mettere al corrente i suoi lettori e in modo particolare i lettori del Comune di Nuvolento, di quanto di più infame possano compiere i nostri amministratori con il consenso del sindaco.
Il giorno 29 aprile sono state effettuate delle esumazioni in un campo dove era sepolto dal 1985 anche il nostro bambino. Pur non avendo dato il nostro consenso perché ci veniva negato il diritto di assistere come avviene in altri Comuni, il lavoro è stato fatto con una celerità e una brutalità, come dice chi ha assistito, da non riuscire a soffermarsi a guardare dall’esterno. Noi scopriamo tutto per caso, chiediamo spiegazioni alla responsabile dei lavori che pensa di rincuorarci dicendo che del nostro bambino non era rimasto niente, confermato poi con lettera del 7 maggio Prot. 3272/2013. Inconsolabili, increduli e con una rabbia in corpo dopo due giorni scopriamo che in quel campo, su quella terra riaffiorano tantissimi resti di bambini e di persone adulte, notati per altro anche da diversi visitatori del cimitero. Scrivo in data 9 maggio una lettera al sindaco ed espressamente gli rivolgo due domande: «Mi saprebbe dire di chi sono quelle ossa che riaffiorano in tutto il campo riesumato? Mi saprebbe dire se tra quei piccoli resti ci sono anche quelli del nostro bambino?». Sempre lo stesso giorno incontro il sindaco che tra un sorriso e l’altro sminuisce la cosa incurante del nostro turbamento e nega pur non constatando personalmente che i resti esistono, mandando nel frattempo i suoi collaboratori a coprire con dei teli le transenne che recintano il campo come suggerito dalla dr.ssa dell’Asl da me informata. Cosa volevano nascondere a lavoro ultimato se non dei resti umani? Quanta ipocrisia in quell’ufficio, visto che insieme alla responsabile e a un dipendente comunale constatavamo la presenza di resti ovunque. Il cimitero è un luogo sacro, esiste il culto dei morti, il sindaco e la responsabile hanno una coscienza per prenderne atto? Ho chiesto con la lettera rivolta al sindaco risposte credibili serie e umane; ad ora non ho ricevuto niente, ma aspetto con trepidazione fino a dove può spingersi la mente dei geni del nostro Comune. Avrei voluto far capire il nostro stato d’animo qual è, ma è impossibile spiegarlo. Ventotto anni fa abbiamo perso un figlio, tutti questi anni siamo andati a trovarlo portandogli fiori bianchi e mantenendo sempre lucida quella pietra e quell’angioletto che gli teneva compagnia. Ora cosa ci resta? Che fine faranno quei resti tra i quali c'è forse anche il mio bambino?


Orsolina Ragnoli
Angelo Bodei
Nuvolento

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