Castello di Brescia. Le pietre severe che ci giudicano
Le mura contro l’oblio/ Da secoli/ il Castello di Brescia/ sovrasta la città/ non come un re,/ ma come una ferita/ imparata dal tempo./ Le pietre non chiedono amore./ Hanno bevuto/ polvere di eserciti,/ fiato di sentinelle,/ nomi dati alle strade/ dopo incendi e sconfitte./ Eppure restano./ Sotto, Brescia accelera./ Semafori pulsano/ nel petto della sera./ Le mani scorrono veloci/ su vetri accesi/ che evaporano memoria/ al tocco di un pollice./ Il castello no./ Trattiene/ il peso delle notti,/ l’illusione di uomini armati/ saliti a difendere/ l’indifendibile./ Forse una fortezza diventa antica/ nel silenzio/ rimasto prigioniero/ tra i bastioni./ Brescia vive troppo in basso/ per capire chi la guarda./ Perché certe pietre/ non dominano./ Giudicano./ Restano immobili. Severe./ A osservare la fretta disperata/ di chi crede, ancora,/ di avere tempo.
Fathi Souifi
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