Bello l’editoriale. Proprio per questo non scordiamolo
Ho terminato da poco la lettura del «fondo» di Roberto Chiarini pubblicato sul GdB relativo alla politica estera americana, il contenuto del quale, giudicato dal mio non richiesto punto di vista, ho ampiamente apprezzato. È un peccato che l’articolo, fra un giorno, un mese o un anno, sarà dimenticato così come, fatte le debite proporzioni ma salvando il concetto, dimenticati sono stati avvenimenti prodromi all’attuale situazione internazionale, che hanno visto in primo piano, quella che passa per una delle più illuminate democrazie: quella americana. Andando indietro di un paio di secoli, le più eclatanti imprese sono state, nell’ordine: tratta degli schiavi - sterminio dei pellerossa - appropriazione a spese del Messico di Texas, California, Nevada, Colorado, Wyoming, Arizona, Nuovo Messico (basta leggere i nomi delle città, che sono rimasti spagnoli) - appropriazione delle isole Hawaii - appropriazione di Cuba, Filippine, Portorico, Guam - dominio sul Canale di Panama - e, per chiudere in bellezza, Corridoio di Danzica (capolavoro di quel membro di levriero che fu Wilson), indurre il Giappone alla guerra, costrettovi dalla totale mancanza di fonti energetiche detenute, guarda caso, dalle 7 Sorelle. La storia della democrazia americana è pronipote, nipote e figlia di tali imprese e ne vediamo i risultati: ignoranza, supponenza, prepotenza. Quando Cicerone coniò l’allocuzione, Historia magistra vitae, tale Trump, dai richiamati biondorossicci, era ben lontano dall’imperversare e comunque a Cicerone nessuno ha mai dato ascolto.
Paolo Minucci Teoni
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