Lettere al direttore

Attenti a mettere mano al sistema della sanità

Leggo sul quotidiano dell’8 maggio che il giorno 7 il Presidente Maroni ed il Vice Mantovani, anche Assessore alla Sanità, hanno annunciato la riforma della Sanità Lombarda da realizzare con una proposta di legge da presentare entro luglio. Questa proposta dovrebbe in parte rivisitare alcuni dei capisaldi della legislazione lombarda in materia sanitaria (L.R. 31 e 33) ormai datata ed in parte superata dalle diverse esigenze. Staremo a vedere.
Stiamo comunque attenti a procedere a cambiamenti inutili o peggio sbagliati in questi momenti di crisi. Bisogna fare scelte giuste e per questo penso che debbano essere condivise.
Al contrario voglio osservare che i medici ed i loro sindacati non sono stati coinvolti e questo è un pessimo segnale negativo perché in continuità con quanto fatto negli ultimi anni dalla Giunta Formigoni e cioè di operare unilateralmente.
La Giunta Maroni, con grande ritardo, ha messo a punto un pacchetto di idee sulle quali far lavorare quattro gruppi formati dai Direttori Generali di ASL e delle A.O. (Aziende Ospedaliere).
Sulla base delle notizie fornite il lavoro si svilupperà su:
1) riordino reti di offerta;
2) rimoludazione dei ticket;
3) cronicità, CreG e Medici di Famiglia;
4) uniformità degli standard su costi, personale e modalità di acquisti.
Sul primo punto non ho osservazioni da fare perché è troppo vago.
Sul secondo c’è un progetto del Governo di superamento del sistema dei ticket che non pare più utilizzabile vista la crescente offerta di molte prestazioni a costi inferiori ai ticket stessi;
Il terzo è importante perché dovrebbe significare il potenziamento della Medicina del Territorio, ma anche su questo sono in corso iniziative del Governo con altre proposte che passano anche dal rinnovo del nuovo accordo nazionale della Medicina Generale. Sui CReG si teme di ripetere la privatizzazione delle attività ospedaliere con gli associati fenomeni di corruzione;
Sul quarto le Regioni dovrebbero applicare le norme contenute nella Spendig Review, ma al momento è da ricordare che solo l’8% circa hanno aderito ai costi standard. Sul personale va ricordato che all’UMI interessa la soluzione del problema dei precari e quello delle gravi carenze organiche che messi insieme assommano a circa 5000 unità nella sola Lombardia. Altri precari e altri tagli al personale non sono immaginabili se non con un taglio delle attività e delle prestazioni ai cittadini. Infine mi pare di capire che non solo i sindacati sono esclusi, ma lo sono anche le altre istituzioni, Comuni compresi.
In un recente incontro a Roma con i Ministri della Salute e della Funzione Pubblica sono emerse proposte sugli stessi temi che però non sempre sono coincidenti con quelle in studio in Lombardia.

Negli interessi del Paese si deve andare ad una nuova stretta collaborazione tra Regioni e Governo: non è più possibile seguire strade troppo autonomistiche da parte delle singole Regioni che rappresenta la peggiore tradizione della seconda Repubblica (visto che la prima sotto questo aspetto era migliore) e soprattutto siamo nella logica del centralismo regionale che ha dimostrato i suoi limiti e soprattutto ha dei costi incompatibili con il tentativo di risanamento dell’economia italiana. Ormai è chiaro, non ci possiamo più permettere 21 Sanità Regionali con i loro giganteschi apparati politico-amministrativi che sono essi stessi fonti di sprechi e di potenziali ruberie. Si deve andare verso un’armonizzazione più stretta delle politiche sanitarie nazionali e regionali e se necessario ad una rivisitazione del Titolo V° della Costituzione che ha dato troppo potere ed indipendenza alle Regioni senza in cambio particolari vantaggi sul piano dell’assistenza.
In questa situazione confusa l’UMI resta comunque disponibile per dare il proprio contributo alle istituzioni regionali ed aziendali per trovare soluzioni adeguate alle nuove necessità e soprattutto per cercare di mantenere gli attuali livelli quantitativi anche se ciò sarà molto difficile.


Tutto da verificare infine il ruolo dei medici, già in grandi difficoltà operative, per sostenere la possibilità della Lombardia di continuare ad essere in grado di attrarre pazienti paganti dalle altre regioni italiane e addirittura dall’estero senza aver prima soddisfatto pienamente le richieste dei cittadini lombardi.


Cav. Dott. Francesco Falsetti
Il Presidente UMI Brescia

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