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DOMANDE FUORI DAL SACCO

Chiedilo ai candidati: domande e risposte fra Tav e toponomastica


Amministrative 2018
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20 mag 2018, 16:39
L’arrivo nella stazione di Brescia di un treno ad alta velocità da Milano

L’arrivo nella stazione di Brescia di un treno ad alta velocità da Milano

Prosegue l’iniziativa firmata dal GdB «I candidati rispondono»: i nostri lettori possono infatti rivolgere le loro domande agli aspiranti sindaci. Finora abbiamo raccolto sollecitazioni su parco delle cave, trasporto pubblico, vigilanza nei quartieri, raccolta differenziata e stadio.

Semplice il meccanismo individuato: a partire dalla proposta che pubblichiamo sul quotidiano (la trovate nella fascia gialla al piede della pagina) i lettori ci mandano via mail entro le 18 all’indirizzo loggia2018@giornaledibrescia.it domande per i candidati. Il giornale - e poi il nostro sito web - pubblica poi le loro risposte.

Oggi non viene affrontato un unico tema specifico, ma pubblichiamo alcune domande «fuori sacco» giunte in questi giorni.

 

Domanda 1

La Tav per Verona attraverserà la città. Come intende affrontare la gestione dei futuri lavori che vedranno 40 famiglie a rischio esproprio e un quartiere sotto sopra? Piero Ottavio

La risposta di Emilio Del Bono

1 Oggi il progetto dell’uscita della Tav da Brescia in direzione est, che Rete Ferroviaria Italiana sta elaborando, non c’è. In questa fase pertanto è bene evitare inutili allarmismi su espropri e cantieri. Non appena il progetto sarà disponibile, lo analizzeremo con il massimo della cura e faremo in modo che siano apportate tutte le accortezze necessarie a minimizzare disagi e impatti sia per quanto riguarda eventuali espropri sia per quanto riguarda i lavori di realizzazione.

La risposta di Paola Vilardi

1 La gestione dei lavori relativi alla Tav è uno dei grandi fallimenti del sindaco del Pd. In campagna elettorale aveva promesso di coinvolgere i cittadini, invece per cinque anni ha rimbalzato incontri non mettendoci mai la faccia. Io voglio una città con più carattere, per questo è necessario dire basta a scelte calate dall’alto. Di sicuro non avrò problemi a incontrare i miei concittadini e ad ascoltare le loro istanze.

La risposta di Guido Ghidini

1 Noi non avremmo mai approvato il TAV e il Comune avrebbe dovuto fare ricorso al Tar contro il progetto. Ma essendo favorevole a questa vergogna, non ha mai mosso un dito e certo non lo farà adesso. Lo faremo noi una volta al governo della città. Il progetto non è definitivo: manca il tracciato e nulla si sa dell’ingresso in città. Non si ha certezza di chi sarà espropriato. Il rischio è che ad essere coinvolti non sarebbero solo 40 famiglie e un quartiere. Sarebbe quindi più corretto parlare di centinaia di famiglie e decine di palazzi interessati, considerando sia quelli che dovranno essere abbattuti sia quelli in stretta prossimità dei cantieri e dei binari. A questo si aggiungono le ripercussioni sulla qualità di vita dei cittadini delle aree coinvolte e sul valore degli immobili in prossimità dei nuovi binari.

La risposta di Laura Castagna

1 Sicuramente le famiglie a rischio di esproprio troveranno nel Comune sostegno sia a livello abitativo che a livello economico. Per quanto riguarda i disguidi, si tenterà tramite la polizia locale piuttosto che altro di aiutare con la loro presenza la viabilità che sicuramente verrà interessata da tutto questo.

La risposta di Davide De Cesare

1 Il progetto alta velocità implicherà un riassetto del tessuto urbano. Se è giusto rispondere alle necessità di ammodernamento nei trasporti, con tutti i benefici connessi, non devono però essere sottovalutati i «danni collaterali»: tutti i diritti degli eventuali espropriati devono essere rispettati, mettendo in campo al meglio gli strumenti normativi a tutela dei cittadini coinvolti. Gli espropri dovranno prevedere indennità adeguate e per residenti e commercianti servirà una ragionata pianificazione di viabilità alternativa.

La risposta di Leonardo Peli

1 La scelta di far giungere all’attuale stazione la TAV è sbagliata e miope. Un’amministrazione lungimirante avrebbe stipulato accordi con le amministrazioni limitrofe a sud della città per costituire una nuova stazione ad hoc, individuata in località servita dall’autostrada e dalla «corda molle», nonché dalla tangenziale.Si sarebbe poi dovuto prolungare la metropolitana fino a tale stazione e, magari, fino alla Fiera di Montichiari e all’aeroporto (...). Avremo così una Brescia divisa in due dall’alta velocità, i cui lavori determineranno grave disagio. (...) L’amministrazione Comunale dovrà quantomeno approntare quegli accorgimenti sia di carattere viario, che di carattere strutturale, che limitino il più possibile i disagi del quartiere e non solo ristorare adeguatamente le famiglie che subiranno l'esproprio della propria abitazione, ma attivarsi per reperirne, a prezzi calmierati, altre simili.

La risposta di Alberto Marino

1 Il progetto della linea ferroviaria ad alta velocita Brescia-Verona è l’ennesima opera inutile e dannosa: comporta sprechi di risorse, abbattimenti di abitazioni, consumo di suolo, mentre la linea attuale è sfruttata solo al 60%. L’urgenza reale è quella del trasporto pendolari che viceversa paiono carri bestiame. 
Servono investimenti sul materiale rotabile, potenziamento e puntualità della offerta ferroviaria, intensificazione delle fermate anche in stazioni sottoutilizzate o inutilizzate, politiche tariffarie mirate, integrazione con il sistema del Trasporto pubblico locale come cardini di una mobilità efficiente, utile per i cittadini e per l’ambiente.

 

Domanda 2

Sono rare le vie intitolate al femminile: siete disposti ad istituire una commissione toponomastica per Brescia? Claudia e Maria Pia

La risposta di Emilio Del Bono

2 Con il graduale rallentamento dell’espansione urbana, le vie che hanno bisogno di intitolazione sono diminuite e non è facile cambiare denominazione a strade esistenti. In questo mandato una delle pochissime nuove vie realizzate è stata intitolata a Laura Bianchini, partigiana, membro dell’Assemblea costituente e deputato nella prima legislatura repubblicana. Faremo comunque tesoro delle proposte avanzate dal gruppo «Toponomastica al femminile» per le aree pubbliche prive di intitolazione.

La risposta di Paola Vilardi

2 È un’idea che accolgo. Ho ribadito più volte che la difesa dei diritti delle donne non passa solo da iniziative simboliche e di facciata, ma credo che dedicare delle strade a donne che hanno lasciato il segno nella storia della nostra città e della nostra nazione sia dimostrazione di riconoscenza e di ricordo sincero. Sicuramente il primo atto sarà quello di dedicare la attuale via Bevilacqua a Sana Cheema, la ragazza uccisa barbaramente in Pakistan. Una proposta avanzata dall’on. Giorgia Meloni che concretizzerò da sindaco.

La risposta di Guido Ghidini

2 La commissione Pari Opportunità del Comune di Brescia, di cui faceva parte la nostra capogruppo Laura Gamba, ha più volte richiesto che si affrontasse la questione. Da uno studio commissionato al liceo De André è emersa la necessità di intervenire nella toponomastica al femminile per dedicare vie, strade, piazze e parchi pubblici, ed anche scuole, centri culturali, aule universitarie o uffici pubblici a donne. Non crediamo necessaria un’apposita commissione: questo lavoro può farlo la commissione Pari Opportunità, raccogliendo le proposte attraverso sondaggi pubblici con gli strumenti della democrazia partecipata, oppure avanzando proposte proprie dopo aver consultato le realtà territoriali.

​La risposta di Laura Castagna

2 Assolutamente sì, perché no! Le donne importanti nella nostra società e nel bresciano sono molte, perciò fattibilissimo prendere in considerazione l'istituzione di una Commissione che valuti chi tra queste donne ha il diritto e noi di conseguenza abbiamo il dovere di intestare loro una Via. Ringrazio questa domanda per il suggerimento, questa è la tipologia di collaborazione che noi chiederemo ai nostri cittadini.

La risposta di Davide De Cesare

2 Una commissione solo per la toponomastica è una spesa evitabile: la funzione può essere svolta dalla conferenza capigruppo dove si avanzano proposte che poi saranno ratificate o meno dal consiglio. Ciò detto, è giusto dare riconoscimento a chi rappresenta un simbolo positivo, ancor meglio se donne, tristemente meno presenti nel «pubblico» e non solamente nella toponomastica. Brescia non ha una via intitolata a Norma Cossetto, ragazza brutalmente assassinata dai partigiani, o a Maria Pasquinelli patriota italiana, a Luisa Ferida grande attrice; si può rimediare.

La risposta di Leonardo Peli

2 Premesso che noi valutiamo le persone in quanto tali con i loro pregi e le loro qualità e non certo con distinzione di genere, riteniamo che sia sufficiente che le proposte di intitolare le vie avvengano attraverso i consiglieri comunali, i consigli di quartiere ed eventualmente attraverso aperto ai cittadini.

La risposta di Alberto Marino

2 Siamo concordi con l’intitolazione di più vie al femminile e alla formazione di una commissione ad hoc toponomastica per Brescia, come segno di una più radicale posizione a favore delle nostre madri, sorelle, compagne e figlie che tanto hanno dato e danno alla società e di cui purtroppo ancora oggi la politica cerca di dimenticare il ruolo e il peso sociale.

 

Domanda 3

Cosa ne pensate del Bosco Sociale di Sanpolino e del suo futuro? Dario

La risposta di Emilio Del Bono

3 Il Bosco Sociale di Sanpolino nasce dalla volontà di alcune persone che si sono impegnate per salvare dalla cementificazione 16 ettari di terra. Abbiamo lavorato in sinergia con i cittadini per tenerlo vivo e allo stesso tempo continuare il progetto di edilizia popolare. L’area «conquistata» dal bosco era infatti destinata alla costruzione di alloggi economico-popolari, che abbiamo ridotto rispetto ai piani precedenti. Con l’associazione La Lombrica abbiamo stretto un patto di collaborazione per la manutenzione del bosco sociale con i suoi olmi e l’utilizzo di un’area verde adiacente che vedrà la nascita di un giardino didattico.

La risposta di Paola Vilardi

3 Anche in questo caso è necessario concordare gli interventi e i progetti sul futuro dell’area. Le idee vanno sviluppate con le associazioni del territorio per dare un’area verde vivibile ai cittadini di Sanpolino e di tutta Brescia.

La risposta di Guido Ghidini

3 Le iniziative di cittadini che si prendono cura del territorio lasciato in abbandono dal Comune sono sempre ben accette, soprattutto se vengono realizzate attraverso forme di gestione partecipata che incentivano la cura delle aree verdi e sensibilizzano alla riduzione del consumo di suolo. I ragazzi di Terra e Partecipazione che si sono assunti questo impegno rappresentano un’iniziativa positiva che avrebbe dovuto ricevere maggior ascolto e sostegno da parte dell’attuale amministrazione comunale.

​La risposta di Laura Castagna

3 Cosa pensare, innanzitutto la cosa importante è che non sia ritrovo di spacciatori, ma ahimé sentendo i residenti è proprio quello che è diventato. Quindi una riqualificazione ed eventualmente una chiusura notturna, magari con un «controllo del vicinato».

La risposta di Davide De Cesare

3 L’unico esperimento ecologico e sociale dell’intera città, in mano alla sinistra, finito in alloggi e una pista di atletica… come se non ci fossero altri punti di Brescia da recuperare! Si lasci il Bosco Sociale e ci si interessi di più ai servizi, dato che sono state abbandonate 1900 persone senza Posta e Farmacia!

La risposta di Leonardo Peli

3 (...) Prima si dà in comodato d’uso un terreno e dopo che gratuitamente è stato trasformato in bosco sociale (...) lo si vuole distruggere per cementificare. Un’amministrazione appena appena sensibile dovrebbe valorizzare questo luogo (...) individuando un altro luogo per l’edilizia convenzionata popolare.

La risposta di Alberto Marino

3 Il bosco sociale spontaneo di Sanpolino, così come gli orti sociali, devono restare in gestione alle due associazioni Terre e Partecipazione e Lombrica in modo che le aree verdi vengano utilizzate come aree naturalistiche e centri di aggregazione, spazi collettivi di socializzazione alternativi alla selvaggia devastazione della natura operata in troppi quartieri di Brescia.

 

Domanda 4

Vorrei sapere se nel vostro programma è previsto qualcosa che riguarda i disabili, in particolare per soddisfare i loro bisogni primari. Luigi

La risposta di Emilio Del Bono

4 In questi cinque anni abbiamo avuto grande attenzione verso le politiche sociali, investendo risorse e migliorando i servizi. Abbiamo sviluppato un sistema di interventi per realizzare percorsi di autonomia delle persone con disabilità e rafforzato il progetto nazionale del «Dopo di noi». Ci siamo impegnati a migliorare i servizi di mobilità rivolti ai disabili con l’abbattimento di barriere architettoniche, migliorando i percorsi pedonali e gli accessi agli autobus. Continueremo su questa linea, collaborando anche con i 14 punti comunità della città, luoghi che accolgono le prime istanze dai cittadini che necessitano di queste tipologie di aiuto.

La risposta di Paola Vilardi

4 Abbiamo un capitolo specifico nel nostro programma, scritto da persone che stanno dedicando la propria vita ai diritti dei disabili. Nella nostra città qualcosa è stato fatto: ci sono parcheggi dedicati e in alcune aree si trovano ingressi e percorsi agevolati. Ma molto deve ancora essere messo in campo nell’ambito dell’accesso agli edifici scolastici, dell’utilizzo dei marciapiedi cittadini e della possibilità di utilizzo dei mezzi. Nella scuola c’è bisogno di più operatori di supporto agli insegnanti. Intendiamo inoltre sburocratizzare il sistema. I disabili e le loro famiglie si ritrovano spesso a dover affrontare una giungla burocratica che porta a non trovare riscontri concreti alle esigenze.

La risposta di Guido Ghidini

4 In tema di disabilità vogliamo superare l’approccio puramente assistenziale, garantendo a tutti i cittadini le stesse possibilità di sviluppo psicofisico. Vogliamo investire nell’abbattimento delle barriere architettoniche per l’accesso a tutte le sedi comunali e scuole, ancora deficitarie, nonché ai locali commerciali perché la città sia vissuta da tutti senza limitazioni. Sarà nostro impegno, poi, rendere inclusivi tutti i parchi cittadini, con accessi e giochi utilizzabili da tutti. È necessario inoltre potenziare il servizio di trasporto per i disabili e le assistenze specifiche a sostegno dei casi più gravi. Le famiglie non vanno lasciate da sole.

​La risposta di Laura Castagna

4 I disabili sono spesso dimenticati qua co si parla di vita indipendente. Il nostro obiettivo principale riguardo i disabili è migliorare la qualità della vita, tanto da poter favorire ogni qualvolta possibile, la vita indipendente e la piena partecipazione sociale. Tra i nostri punti la creazione di una "Consulta Handicap" in cui é fondamentale coinvolgere molti giovani portatori di diverse disabilitá, come laboratorio di proposte ed elaborazione progetti. 
Finanziamento di progetti a vario livello mirati alla formazione e all'integrazione dei soggetti disabili nell'ottica dello sviluppo ogni potenzialità per la vita indipendente. Potenziamento degli interventi assistenza domiciliare integrata. Attività motoria generica e promozione di attività sportive vere e proprie per persone con disabilità. Parchi per bambini disabili. Dispositivo parlante sugli autobus (come esiste sulla metro) per aiutare anche i non vedenti, stessa cosa vale per gli uffici pubblici.

La risposta di Davide De Cesare

4 Per i diversamente abili serve un impegno nazionale a sostegno delle famiglie. Ma un primo passo sarebbe buttar giù tutte le barriere architettoniche, perché Brescia non è ancora stata «ripensata» per la disabilità. Poi assistenza ad personam con personale qualificato anche nelle scuole, cui servono maggiori risorse da parte del comune, per percorsi individuali di integrazione degli studenti diversamente abili.

La risposta di Leonardo Peli

4 (...) Vorremmo creare un coordinamento permanente tra tutte le associazioni no profit per promuovere sinergie che rispondano alle concrete esigenze dei meno fortunati. (...) Un primo progetto con le Associazioni: mappare tutti i punti critici della città al fine di programmare in tempi brevi interventi risolutivi.

La risposta di Alberto Marino

4 Nel nostro programma e nelle uscite pubbliche di questi giorni stiamo proprio sostenendo la necessità di un maggiore e più incisivo intervento pubblico a tutela della disabilità. Le scelte ottuse dei governi regionali e comunali stanno peggiorando la possibilità di cura, assistenza, integrazione ed inserimento nella vita lavorativa e sociale dei disabili. In particolare l’applicazione del Decreto regionale sui servizi di inclusione scolastica a favore degli studenti con disabilità sensoriale svuoterà di contenuti e di declinazione personalizzata i servizi scolastici tiflologici per i non vedenti.

 

 

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