Pagine d'abiti, costumi e belletti

Suggestivo affresco di Daniela Baroncini sulla moda nella letteratura contemporanea. Dal dandy all'esteta decadente, dalla femme fatale ai bizzarri vestiti proposti dai futuristi

Una figura fascinosa, vedi un dandy di metà Ottocento, ritratto sulle pagine di un libro come davanti ad uno specchio. Moda e letteratura svelano più di un lato in comune se si pensa alle minuziose descrizioni di abiti, copricapi e accessori sulle quali indugiano romanzi e scritti giornalistici degli ultimi due secoli.
Del tema si è occupata con cura Daniela Baroncini, docente dell'Università degli Studi di Bologna, che nel libro «La moda nella letteratura contemporanea» supera l'equivoco di una materia frivola e priva di implicazioni socio-culturali. Moda e letteratura sfilano in realtà sulle medesime (ideali) passerelle di un'epoca, delineandone tendenze artistiche e spinte ideologiche.
E se i vezzi estetici non fanno presa su tutti gli autori (Leopardi ad esempio definisce la moda «figlia della caducità e sorella della morte») molti, invece, li innalzano a paradigma di un'era. Per Proust la memoria rivive anche attraverso gli abiti e per Baudelaire la moda è testimonianza di modernità: anzi, la sublimazione dell'effimero diventa tensione verso l'assoluto. L'esteta decadente, come Des Esseintes di Huysmans, Andrea Sperelli di d'Annunzio e Dorian Gray di Wilde, è immagine estremizzata di un modello che, in origine, mira a combattere l'omologazione e a riscoprire armonia e semplicità. Il culto di sé (e del proprio guardaroba) capace di sopravvivere alla ricerca dell'altro, si rivelerà però la più tragica delle illusioni.
Ma l'avvenenza è soprattutto donna, che da femme fatale, misteriosa sacerdotessa di bellezza, si spinge negli anni a rivaleggiare con l'uomo, preferendo pantaloni e gilet a ventagli e volant. E poi c'è l'impietoso scorrere del tempo che alimenta vani tentativi di eluderne i segni: per Pirandello la donna imbellettata a puntino assume le ridicole sembianze di un pappagallo. Con l'autore siciliano la moda non è più ricerca dell'eleganza, ma maschera di un io scisso, incapace di riconoscersi nelle proprie sembianze. Da seconda pelle gli abiti si trasformano in «involucri di un io vuoto», come per l'esistenzialista moraviano, indolente figura abbigliata per un ruolo che non le appartiene.
Ma la moda è anche foriera di denunce sociali: da Zola, che le addebita un inutile dispendio di risorse, saltiamo fino a Pasolini che riconosce nel linguaggio fisico (ad esempio i «capelloni») una precisa matrice di anticonformismo culturale.
Il libro si fa più spassoso quando pesca fra i delicati cammei della Belle Époque e gli schizzi di mondanità salottiera: d'Annunzio qui è maestro nel «raffigurare» il pubblico di battute di caccia, opere teatrali, duelli e aste. L'apice della stravaganza letterario-modaiola è invece appannaggio del Futurismo che, in linea con i messaggi di velocità, assalto e dinamismo, bandisce il «grigiore borghese» e propone abiti dalle forme ellittiche, triangolari o coniche. Al limite del bizzarro (da far invidia ai defilé di oggi) i completi per signora ricavati dai dorsi di vecchi libri, le cravatte in leggerissimo metallo riflettente e i cappelli addobbati con lische di pesce...
Stefania Vitale

LA MODA NELLA LETTERATURA
CONTEMPORANEA
Daniela Baroncini
Bruno Mondadori - 154 pagine, 16,00 euro

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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