Matteo Bolpagni, ovvero: chi fa da sé fa per tre. Il cantautore bresciano inizia a suonare la chitarra a 17 anni. Fin da subito sente la necessità di formare un gruppo col quale creare canzoni, col quale esprimere le proprie idee.
Verso la fine del 2008, dopo aver sperimentato varie formazioni e dopo essersi "scontrato" col fatto che il suo bisogno creativo non è pienamente soddisfatto dalle tre ore di prove settimanali, decide di mettere in piedi uno studio di registrazione casalingo. Grazie a questa novità, arriva la possibilità di creare qualcosa che prima poteva solo immaginare: registrare ogni singolo strumento secondo il suo gusto, arrangiare i pezzi con chitarre, bassi, strumenti virtuali, flauto dolce, rumori di oggetti.
Da allora non si è più fermato. Nel 2010 ha terminato il primo album, "Evaluation Copy". È un concept che tratta del rapporto tra il sentimento umano e la tecnologia, sviluppato in 10 tracce. Ogni canzone ha testi in italiano ma il titolo in inglese, "giusto per mantenere una punta del linguaggio ufficiale della tecnologia - racconta - che non parla certo l’italiano".
Finita questa esperienza, Matteo già sa di cosa desidera parlare nel secondo album e si mette immediatamente al lavoro. Questa volta, l'argomento al centro del disco è la bellezza. "Voglio creare una sorta di astuccio, che contenga dieci scenari - spiega - dieci considerazioni di ciò che è la bellezza secondo me". Al momento l'album è in fase di conclusione/rodaggio ed il probabile titolo sarà "Beauty Case".
Daniele Ardenghi
Matteo Bolpagni, quando la musica è vita
I riflettori di GdB in Musica sono puntati sul cantautore bresciano Matteo Bolpagni. Ovvero: chi fa da sé fa per tre.
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