Il profumo dolente di un «Rosso tulipano»

Ti immedesimi, vivi sensazioni, emozioni, respiri profumi e odori, guardi paesaggi, scorci. E lo fai sentendoti completamente immerso nelle pagine, riga per riga. Perché ti ci ritrovi. Gli intrecci interpersonali dei protagonisti diventano i tuoi, visto che tutto si svolge in gran parte in luoghi che frequenti abitualmente e allora tutto è più familiare, anche perché l'incipit è un fatto realmente accaduto. Si parte dalla strage di Gornji Vakuf, nella Bosnia-Erzegovina - il cui ventesimo anniversario ricorre in queste settimane -, nella quale morirono alcuni volontari bresciani e alla quale scamparono altri due.

Tra i sopravvissuti c'è Christian, che diventa Kriss, il protagonista di «Rosso tulipano», opera prima di Eliana Bordogna che, smessi temporaneamente i panni di giornalista, si è data al romanzo, adottandone felicemente la forma più classica. Nel libro Kriss, di professione fotoreporter, prestato al volontariato per vocazione, è uomo tormentato, non solo dalla terrificante esperienza nella ex Jugoslavia, ma soprattutto dal suo vissuto, profondamente segnato dalla morte delle due figliolette in un incidente nel quale l'auto su cui viaggiavano, guidata dallo stesso Kriss, finisce fuori strada, spezzando il tenero stelo di quelle giovani vite pronte a sbocciare. E proprio per cercare di costruirsi una nuova esistenza, l'ombroso Kriss, preda di continui incubi notturni e di flashback paralizzanti, decide di ritirarsi nella sperduta Champery, tra i monti della Svizzera francese, dividendosi tra la baita isolata scelta come residenza e la redazione di una rivista locale per la quale lavora, con la macchina fotografica come inseparabile compagna. Ed è nel piccolo paesino che incontra Anna. Attrazione da calamita immediata tra i due, che dopo mesi di sguardi, abbracci e scherzi, finiscono col vivere una passionale notte che per Anna ha il sapore del preludio della storia della vita. Kriss, invece, terrorizzato dalla paura di provare sentimenti che possano farlo soffrire ancora, fugge il giorno dopo. Il legame tra loro rimane forte e fa da sfondo all'intero romanzo nel quale i due si inseguono, non solo fisicamente. La trama via via si infittisce e si arricchisce di imprevisti e colpi di scena, incontri, indagini, pensieri che si intrecciano in maniera quasi telepatica.

Le pagine scorrono tra il cuore di Brescia e il lago d'Iseo, in mezzo agli scorci tra Sulzano e Sale Marasino. E le descrizioni sono davvero minuziose. Gli stati d'animo dei protagonisti, in una sorta di transfert, arrivano dritti all'anima di chi legge, soprattutto se confortati dalla conoscenza dei luoghi in cui si ritrovano personaggi anche reali, che rappresentano la quotidianità di Brescia, a cominciare dal maestro Daska, nel quale ci pare di riconoscere colui che è stato il decano dei fotoreporter bresciani, per arrivare alla signora che per molti anni ha colorato il centro storico con la sua cromatica cesta di vimini, carica di fiori profumati, venduti sfusi o a mazzolini finemente composti. Compresi i tulipani rossi che Kris acquista ogni settimana.

L'intera vicenda si dipana così su due fronti, quello della ricerca da parte di Anna, che vuole a tutti i costi riabbracciare il suo fotografo misterioso, ingaggiando un ex poliziotto per le indagini, e quello di Kriss, bisognoso di ritrovare se stesso e quella pace interiore senza la quale si dilania ogni giorno, cercando la sua autenticità, tra sedute di psicoterapia e gruppi di psicodramma.

E così inquietudini, sentimenti, intrighi e anche qualche equivoco accompagnano «Rosso tulipano» che - in poco tempo - è diventato il più venduto romanzo di un autore esordiente pubblicato da microeditoria. Motivo di incoraggiamento per Eliana Bordogna, inserita anche nella classifica degli autori più amati e che già lavora alla sua seconda opera.

Lilina Golia

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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