«Grazia Deledda, voce della Sardegna che superò diffidenze e pregiudizi»

La studiosa Neria De Giovanni: «Il pubblico l’amò subito, i critici l’accusarono di dilettantismo». Nel 2026 ricorre il centesimo anniversario dall’assegnazione del Premio Nobel
Francesco Mannoni
Grazia Deledda
Grazia Deledda

«Sono una modestissima signorina di provincia che ha molta volontà e coraggio in arte, ma che nella sua vita intima, solitaria e silenziosa, è la più timida e mite ragazza del mondo». Così scriveva una Grazia Deledda alle prime armi al direttore di una rivista per signorine, armata di quel coraggio che l’avrebbe portata a raggiungere impensabili vette letterarie pur essendo un’autodidatta con soltanto la quarta elementare (ripetuta due volte).

Forse è per questo che a cent’anni dall’assegnazione del Premio Nobel (conferito nel 1926: ma la consegna si svolse nel 1927) e a novant’anni dalla morte il 15 agosto 1936, l’unica scrittrice italiana finora ad aver ottenuto il prestigioso riconoscimento, continua ad essere considerata con un rispetto... riduttivo dai letterati di professione. Tuttavia tante sue opere, veri e propri capolavori come «Canne al vento», «Colombi e sparvieri», «La madre», «Cenere» e «La chiesa della solitudine», sono presenti nelle edizioni più prestigiose, come di rado succede per autori del suo tempo. Il suo non è certo un Nobel dimenticato.

Neria De Giovanni
Neria De Giovanni

La ricordiamo con la studiosa e saggista Neria De Giovanni, autrice di 18 volumi di saggi critici e letterari dedicati alla grande nuorese (ne citiamo due: «Come la nube sopra il mare - Vita di Grazia Deledda» e «Grazia Deledda, Roma è la mia meta», Nemapress ed.).

Dottoressa De Giovanni, si può parlare per Deledda di un successo di pubblico cui corrisponde solo in parte il favore della critica militante?

Fin dal suo esordio nel 1888 con un racconto forte anche nel titolo, «Sangue sardo», Grazia Deledda catturò la simpatia e l’interesse dei lettori. All’inizio erano soprattutto lettrici, poiché Deledda usciva su riviste “per signorine” come Ultima Moda, diretta dal famoso Epaminonda Provaglio che però firmava la rivista con lo pseudonimo femminile di Contessa Elda Di Montedoro. Deledda gli scrive con molta sincerità confidandogli le sue speranze di gloria, convinta di scrivere a una donna. Quando venne a sapere la verità, l’amicizia tra i due era ormai consolidata. Alla Contessa Elda è dedicato il suo primo romanzo di successo, «Fior di Sardegna» del 1891.

Perché la critica l’accusò di dilettantismo?

Dopo la scoperta “entusiasta” della sua opera da parte del caposcuola verista Luigi Capuana, la critica militante seguace di Croce e accademica non la amò proprio per il suo presunto dilettantismo. Mentre il pubblico era sempre più incuriosito dal personaggio della giovane scrittrice che viveva su un’isola misteriosa e, si pensava, selvaggia come la Sardegna, i critici rimasero diffidenti perché male interpretavano, a livello stilistico, quello che invece era il riemergere della struttura profonda della lingua materna sarda, travestita con l’italiano letterario che Deledda imparò quasi fosse una lingua straniera.

Mito ingombrante per gli scrittori sardi, il suo Nobel?

Certamente. Lo scrittore di Villacidro Giuseppe Dessì, che non amava Deledda e se ne sentiva lontanissimo, ebbe però a dire che la Sardegna non ha avuto storia e che i suoi unici grandi uomini sono stati Eleonora D’Arborea e Grazia Deledda. A parte la boutade, c’è da dire che mentre gli scrittori della generazione di Dessì, nati nella prima metà del Novecento, trovarono ingombrante il “mito” Deledda e se ne affrancarono misconoscendolo, gli scrittori più giovani, grazie alla distanza temporale, possono utilizzarne la lezione. Salvatore Niffoi e Marcello Fois fanno spesso esplicito riferimento all’insegnamento deleddiano; Michela Murgia portò in scena la sua figura in un’opera teatrale tratta da un libro di Fois.

Come fu possibile che una ragazza con la sola quarta elementare sviluppasse un così alto senso letterario?

Rispondo a questa domanda, con le stesse parole di Deledda al critico Onorato Roux: “È stato anche raccontato come la mia famiglia e tutta la buona popolazione nuorese accogliessero con poco favore le mie prime manifestazioni letterarie. E, forse, non avevano torto a ridersi di me, tanto i miei primi scritti erano puerili. Ma io perseverai. Ecco se c’è stato un merito in me giovinetta, quasi bambina ancora è stato quello della perseveranza”.

L’appartenenza al sesso femminile e ad un’isola fuori dal centro del potere esposero Deledda a letture critiche folcloristiche?

Questo avvenne in passato. Adesso, abbandonato il “centralismo democratico” di molta critica lukacsiana degli anni settanta del secolo scorso, il “regionalismo”, il “federalismo” delle piccole patrie dilaga anche in letteratura. Ma non si può rinchiudere Deledda tra i monti di Nuoro dai quali è voluta scappare. Su una trentina di romanzi “maggiori”, circa un terzo delle storie sono ambientate nel cosiddetto Continente, nella bassa Padana, tra Viadana e Cicognara, dove abitavano i parenti del marito Palmiro Madesani, Cervia, l’amata città romagnola dove passò moltissime estati, e Roma dove abitò dal marzo del 1900 fino alla morte.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Le notizie della sera

Il riassunto della giornata, con le principali notizie e gli approfondimenti della redazione.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Tendenze, algoritmi e cultura digitale: «Trend or Trash» con il GdBTendenze, algoritmi e cultura digitale: «Trend or Trash» con il GdB

Un libro che riflette su trend, contenuti virali e consumo culturale nell’era degli algoritmi.

SCOPRI DI PIÙ
Come comunicare senza perdere valore: «AI Marketing» in edicola con il GdBCome comunicare senza perdere valore: «AI Marketing» in edicola con il GdB

Un libro dedicato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel marketing e nella comunicazione, tra automazione, creatività ed empatia.

SCOPRI DI PIÙ
Aree protette e parchi: con il GdB due guide sulla natura brescianaAree protette e parchi: con il GdB due guide sulla natura bresciana

Un viaggio nelle terre bresciane: Dai laghi alle montagne, dal corso dei fiumi ai boschi di pianura

SCOPRI DI PIÙ