Cucina

Il piccolo esercito di chi vuol diventare cuoco

Entrare nei sogni di un preadolescente è sempre impresa ardua. Sfida che si complica se i sogni da interpretare fanno riferimento alla domanda che accompagna l'infanzia di ogni generazione: «Cosa vuoi fare da grande?». Trascorsi gli anni più ingenui a inseguire astronauti, étoile ed esploratori, accade che la risposta assuma connotati realistici.

E professioni come «cuoco», «barista» o «ristoratore» sembrano guadagnare terreno, almeno stando alle iscrizioni agli istituti superiori a indirizzo alberghiero della città e della provincia.

Certo, il settore enogastronomico gode da qualche anno di un rinnovato lustro grazie alle paillettes di programmi tv che, come per magia, imbandiscono un menu completo in pochi minuti. Tendenza che ha raggiunto il suo culmine a «Masterchef», con Carlo Cracco che sfiora oggi vette di popolarità da vera star del piccolo schermo.
«Sicuramente - conferma Matteo Dalla Torre, da settembre 2012 dirigente scolastico dell'istituto professionale per i servizi alberghieri di Gardone Riviera, con una sede staccata a Desenzano - il comparto sta vivendo un felice periodo "promozionale" grazie alla tv». E ciò si riverbera nelle ambizioni degli studenti: a Gardone, le iscrizioni alle classi prime hanno registrato un'impennata di oltre il 50%, «da 86 a 131 ragazzi». Incremento meno marcato a Desenzano come del resto «si era già intuito dall'affluenza agli open day, con presenze raddoppiate a Gardone».

In lieve controtendenza la sede di Ponte di Legno del Cfp Zanardelli, specializzata nella formazione professionale alberghiera. «Abbiamo solo 13 iscritti - osserva il neo direttore generale, Marco Mascaretti - nonostante l'istituto sia di assoluta eccellenza». Ciò è dovuto, secondo Mascaretti, «all'ampliamento dell'offerta sul territorio, che fa optare per altri lidi. La nostra formula prevede il convitto, il che comporta costi e, magari, disagi aggiuntivi che fanno preferire istituti differenti». Tiene bene, invece, il corso del medesimo Cfp a Clusane d'Iseo.

Al Cfp Canossa di Brescia, addirittura, le iscrizioni ai corsi in operatore della ristorazione - sia indirizzo preparazione pasti che servizi di sala e bar - e in operazione della trasformazione agroalimentare (panificazione e pasticceria) hanno superato i posti disponibili. Lo stesso Cfp ha attivato sia a Brescia che a Bagnolo il «ristorante didattico». Nella sede cittadina di via Sant'Antonio a Mompiano, il ristorante «Dentro al Gusto» sarà aperto fino al 25 maggio, il venerdì e il sabato a pranzo. Le prenotazioni fioccano, e per sedersi al desco «scolastico» - che conta già prenotazioni fino a maggio - in questo periodo si devono attendere non meno di due-tre settimane. Analoga iniziativa a Bagnolo, ove i cuochi in pectore lavoreranno per un mese ai fornelli del «Don Chisciotte».

Se la tv ci ha messo del suo, anche la crisi economica non è stata da meno. La scelta degli istituti a indirizzo alberghiero sembra infatti non essere scevra da ambizioni professionali solide. Sul Garda, i ragazzi del Caterina De Medici in molti casi «lavorano già durante il corso di studi - chiarisce Dalla Torre -, nei fine settimane o d'estate». Non è raro, tra l'altro, che locali e hotel in cui svolgono i loro periodi di tirocinio formativo «li richiamino poi al termine degli studi. Evidentemente il comparto tiene».

Diversa la situazione in Valsabbia, territorio la cui vocazione risponde più a esigenze di carattere industriale e artigianale. «Non abbiamo registrato un particolare boom per l'alberghiero - spiega Antonio Butturini, dirigente scolastico del Perlasca di Idro - c'è qualche iscritto in più, sì, ma non un aumento marcato come all'Itis, in cui le prime salgono dalle 4 di tre anni fa alle 7 del prossimo».

Raffaella Mora

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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