Cucina

Edizione rinnovata per la «Cucina bresciana»

Da anni era inutilmente richiesto in libreria e praticamente introvabile. Stampato all'inizio degli anni Novanta in una dimessa veste artigianale, quel volumetto dalla sovracopertina blu e dal titolo di disarmante semplicità - «La cucina bresciana» - illustrava infatti in poco più di 200 pagine le origini lontane e il sorprendente sviluppo recente (ovviamente per quegli anni) della gastronomia di casa nostra.

Con uno stile piano, immediato, senza fronzoli e soprattutto senza le infatuazioni di campanile che spesso falsano lavori come questo, Marino Marini offriva in quelle righe il piacevole compendio della cultura personale di cuoco curioso e giornalista informato, nonchè d'una ricerca appassionata tra centinaia di testi, studi, riviste di cucina che amorevolmente custodiva nella sua invidiata biblioteca.

Un distillato agile e godibilissimo di storia locale, erroneamente ritenuta minore, che prendeva le mosse dagli albori longobardi in Santa Giulia e, passando per decine di riferimenti diversi - da Agostino Gallo a Galeazzo degli Orzi e alla sua vivacissima «Massera da be», fino all'ottocentesca «Inchiesta agraria» realizzata da Bortolo Benedini per il senatore Stefano Jacini - approdava all'epoca moderna. Di più la serviva intelligentemente con un ampio, variegato, pressoché esaustivo corredo di ricette vecchie e nuove, di antica o rinnovata tradizione bresciana raccolte con l'aiuto di numerosi chef.

Un testo prezioso nel quale non mancavano neppure il racconto dell'atmosfera delle vecchie osterie cittadine, di poesie e canti popolari legati a quel luogo peculiare della brescianità. Insomma un testo raro, colto ed insieme semplice per il quale a più riprese gourmet e cuochi hanno chiesto la riedizione. Che arriva adesso in libreria, ad opera nuovamente dell'editore Franco Muzzio (per i tipi di «Orme-Tarka» a 17 euro).
Gli anni però non sono passati invano, poiché Marino Marini ha voluto arricchire la nuova edizione: rivedendo più d'un capitolo ed aggiungendone di nuovi, ampliando quei temi che nella prima stesura aveva solo toccato, aggiornandone altri o dando lo spazio dovuto a settori, come ad esempio il vino bresciano, che indubbiamente oggi hanno assunto una valenza straordinaria e fino a ieri inimmaginabile sulle nostre tavole. Inserimenti, riscritture, rivisitazioni che consigliano a tutti una ri-lettura; anche a chi può ancora mostrare nello scaffale della propria libreria quel consunto volumetto blu uscito giusto 20 anni fa.

b.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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