Sono dolci e sono salate. Rustiche, cariche di ingredienti tradizionali, diversi a seconda della regione. Ogni zona d'Italia, infatti, si distingue per una sua torta pasquale, con ricette che non di rado sono diffuse e apprezzate in tutto lo Stivale. Esempio calzante ne è la torta pasqualina, tipicità ligure documentata sin dal XVI secolo e conosciuta - nonché sottoposta a varianti, che in alcune zone la trasformano addirittura in un dolce - un po' in ogni dove.
La ricetta originale la vuole salata, di pasta sfoglia e a base di erbette (taluno dice carciofi), ricotta, uova, maggiorana, noce moscata, mollica di pane e parmigiano.
La cucina napoletana festeggia invece la Pasqua con il casatiello, dolce antichissimo con un inizio assai povero ed una evoluzione sempre più ricca, ovvero un preparato di pasta da pane - il medesimo del tortano, altro piatto tipico dell'area del Vesuvio - arricchito da strutto, formaggio (pecorino, oppure misti a scelta tra provolone piccante, grana, emmenthal) e salumi, in genere salame. La ricetta tradizionale ne prevede la cottura in forno a legna. La versione dolce del casatiello prescrive invece l'utilizzo di uova, zucchero, strutto e glassa, con una guarnizione di confetti colorati, in luogo delle uova previste per la variante salata.
Sempre partenopeo è uno dei caposaldi della tavola pasquale: la celeberrima pastiera napoletana. La pasta frolla viene in questo caso farcita con un impasto di ricotta di pecora, frutta candita (arancia e cedro), uova, grano bollito nel latte - disponibile già pronto in qualsiasi supermercato -, acqua di fiori d'arancio, vaniglia e cannella. Tra le molte varianti possibili, la pastiera può essere farcita anche di crema, da aggiungere ovviamente alla ricotta.
La leggenda della pastiera attribuisce alla sirena Partenope abitatrice del golfo la nascita del dolce: si racconta che i napoletani gettassero a mare gli ingredienti quali offerte votive alla sirena e quest'ultima in segno di gratitudine restituiva la pastiera bell'è fatta.


