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Brescia e Hinterland

IL CASO

Case Aler: l'ascensore e le lettere che l'hanno fatto funzionare


Brescia e Hinterland
11 lug 2018, 09:45
Le residenti. La signore Stefania, Nina e Ida

Le residenti. La signore Stefania, Nina e Ida

Affacciata al piano terra dello stabile gestito dall’Aler in via Marchetti 15, la signora Giuliana ha due lunghe cannule trasparenti che le entrano nelle narici. Magra magra, sgrida il cane che dentro casa continua ad abbaiare.

Ha solo sette gradini da fare per uscire fuori ma si porta dietro un carrellino con l’ossigeno che pare pesi ben 35 chili. Anche per lei è tempo di buone notizie: l’ascensore del palazzo, fuori servizio dal 30 aprile, è nuovamente in funzione.

In servizio. L’ascensore è tornato a funzionare - Foto © www.giornaledibrescia.it

«Stamattina sono venuti i tecnici, li ho visti dalla finestra, e sono scesi in cantina a ripararlo», riporta la signora Ida Alberti che con la sua lettera al Giornale di Brescia ha contribuito a sbloccare una situazione in stallo da troppo tempo. Lei, 87 anni, ha numerosi operazioni alle spalle.

«L’ufficio manutenzioni dell’Aler si giustifica dicendo che non sono disponibili i pezzi di ricambio. Come dobbiamo comportarci?», chiedeva alla fine della lettera, abbracciando in quel plurale tutti gli altri inquilini con problemi motori: quella dell’ultimo piano gravemente obesa che impiega quasi mezz’ora per fare a piedi quattro rampe di scale, il bambino in carrozzina con distrofia muscolare, la signora Giuliana.

Dopo aver letto dei disagi generati da quel pezzo mancante, anche il consigliere regionale Viviana Beccalossi si era mossa, scrivendo a sua volta una lettera personale al presidente dell’Aler Ettore Isacchini. Non sappiamo come si sia evoluto lo scambio, certo è che venerdì scorso lui ha chiamato la signora Ida. «"Volevo dirle che noi non abbiamo la possibilità di fare di testa nostra perché la casa è del Comune di Brescia, dipendiamo da loro. Io vorrei conoscerla, posso venire a casa sua?"», racconta lei, riportando la conversazione inattesa.

Una terza lettera è stata scritta negli stessi giorni dallo stesso Isacchini per precisare lo stato delle cose. Un ascensore vetusto, già provato da quattro atti vandalici: «L’ultimo, il più grave, è da addebitare all’occlusione delle fotocellule con nastro isolante e conseguente bruciatura della scheda elettronica di comando». I pezzi di ricambio andavano realizzati artigianalmente con «conseguente dilazione dei tempi». Isacchini conclude sollecitando un piano organico di svecchiamento e finanziamento, per evitare che il problema si verifichi di nuovo, e non solo al civico numero 15.

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