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Brescia e Hinterland

IL PERSONAGGIO

Addio ad Antonio, per tutti Scatulì, Soldino o Monetina


Brescia e Hinterland
10 nov 2017, 20:43

Antonio Giannandrea - Foto Bruno Massadi

«Bella, bella, un soldino...». «Ce l'hai una monetina?». L'accento pugliese, lo sguardo velato da due lenti spesse che spiccavano su un volto inconfondibile, incorniciato da capelli lunghi e scuri, barba incolta e sopracciglia folte. La sua richiesta - scatolina di cartone o in plastica alla mano, per la più estemporanea... raccolta fondi - l'ha ripetuta per decenni per le vie del centro. 

Tanto che da quella domanda insistita di un aiuto - quasi sempre condita di cortesia e di un sorriso, divenuto col tempo un esercito dalle fila non proprio serrate - erano nati i suoi soprannomi. Scatulì, Soldino o, ancora, Monetina.

 

Antonio Giannandrea, alias Scatulì, Soldino o Monetina se ne è andato - Foto tratta da Instagram © www.giornaledibrescia.it

 

Ora quella domanda resterà solo nel ricordo delle migliaia di bresciani che, tra gli anni '90 e i giorni scorsi, Scatulì ha intercettato per le vie del centro di Brescia, accaparrandosene la simpatia benevola, al punto da divenire un volto noto. E un personaggio.

Perché Monetina se n'è andato. E' morto il 27 ottobre scorso, anche se la notizia è esplosa solo questa mattina sui social network.

All'anagrafe era Antonio Giannandrea ed era nato il 3 marzo 1966 a Putignano di Bari. Da decenni abitava a Brescia, formalmente in via Sante Marie del Mare, uno dei vòlti sotto il cavalcavia Kennedy, quello che viene assegnato sulla carta d'identità come residenza a chi una casa non ce l'ha e non può permettersela. Prima di allora, aveva abitato a lungo in una roulotte non lontano dalla Questura.

Di lui si sapeva poco. Secondo miti e leggende da cui era avvolto, un fratello - pare un ricercatore, che vive in Germania - se ne prendeva cura venendo a Brescia periodicamente: in coincidenza delle visite, la sua questua quotidiana si accompagnava ad un abito nuovo (un'estate, anni fa, sfoggiò persino un panama), ad un taglio di barba e capelli alla moda, ad un'aria rinvigorita.

Da qualche tempo, non lo si vedeva in giro. Era in ospedale, a quanto risulta. Forse per il conto presentato da una vita in cui la droga aveva avuto tanto spazio, cosa di cui non poteva e non cercava di fare mistero. I problemi di salute alla fine l'hanno avuta vinta su quel fisico che a dispetto dei 51 anni, degli abusi e delle difficoltà, lo faceva sembrare senza età. Tanto che in molti lo hanno ritenuto per anni alla stregua di un highlander.

Il suo ricordo, al di là di ogni considerazione, resterà probabilmente tra quelli della teoria di personaggi suggestivi che hanno accompagnato i bresciani per decenni. E chissà che molti di loro non vogliano ora rendergli un saluto al Vantiniano, dove riposa.

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