Vertenza inamissibile. La vicenda Del Pero, ormai caso nazionale, deve finire sul tavolo di un giudice civile. Lo ha stabilito il Tar di Brescia con una sentenza sul ricorso presentato dalla famiglia di Monia, la 19enne uccisa dall’ex fidaznato nel 1989 a Manerbio. Mamma Gigliola e papà Adriano avevavano chiesto che lo Sato riconoscesse loro gli stessi benefici economici che la legge prevede per le vittime di mafia e terrorismo. Ma non per le vittime di violenza.
Una sentenza scritta con il cuore in mano, ma anche inevitabilmente con il codice quella firmata dai magistrati di via Zima. “E’ ovvio che una simile conslusione non soddisfa i riccorenti – scrive l’estensore Mario Mosconi -. Tuttavia la stessa non prelude alcunchè in sede di autorità giudiziaria ordinaria”.
Rabbia e delusione per la famiglia Del Pero: "Ci aspettavammo più coraggio da parte del Tar, poteva dichiarare anticostituzionale la legge 302 del '90 che discrimina le vittime. Andremo avanti nella nostra battaglia perchè venga fatta giustizia - dicono -, ricorreremo al Consiglio di Stato, impugneremo questa sentenza e poi andremo al Tribunale ordinario come ci hanno indicato i magistrati del Tar". Una battaglia lunga 24 anni.
Andrea Cittadini


