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IL GESTO

Innamorato del suo paese natale, lascia un'eredità di 2,5 milioni


Bassa
12 gen 2019, 11:55
Uno dei quadri lasciati al Comune di Orzinuovi - © www.giornaledibrescia.it

Uno dei quadri lasciati al Comune di Orzinuovi - © www.giornaledibrescia.it

Non è l’eredità dello zio d’America, ma ha un valore maggiore. È l’eredità di un uomo semplice e operoso, un macellaio che costruisce una bella fortuna con la famiglia e lascia tutto ciò che possiede al paese, a Orzinuovi: 94 dipinti al Comune e a molti compaesani, oltre a un milione e mezzo in contanti e circa un milione in appartamenti nel centro di Milano e altrove.

Euro più, euro meno, si va intorno ai 2 milioni e mezzo di euro di eredità, uno e mezzo cash, distribuiti a molti cittadini di Orzinuovi, parenti e non parenti, persone semplici. E il Comune si trova 94 dipinti da aggiungere al patrimonio della Pinacoteca orceana. La maggior parte sono opere di Salvatore Fiume con cui il donatore condivideva una bella amicizia.

Franco Cinquini, nato a Orzinuovi nel dicembre del 1939, morto il 31 ottobre scorso della cui eredità si è saputo in questi giorni, è vissuto tutta la vita a Milano insieme al padre Angelo e alla madre Rina, ai due fratelli più vecchi, Evelina e Dolfino. Una famiglia dedita allo stesso lavoro, alla gestione di due macellerie nel centro di Milano: uniti i tre fratelli anche da un comune celibato, insieme negli stessi negozi, nella stessa dimora fino alla fine. Prima sono morti i genitori, poi i fratelli, Evelina e Dolfino.

Erano partiti da Orzinuovi negli anni ’50, i Cinquini, senza un soldo in tasca, lavorando poi senza sosta, prima da garzoni di macelleria, quindi da acquirenti e gestori di due negozi nel centro storico di Milano. Il sindaco Andrea Ratti ha saputo dell’eredità, ma conosceva bene Franco Cinquini, lui e l’assessore Fiorenza Gardoni, sua parente. Lo incontravano quando veniva al paese: «Come va a Orzinuovi, che novità ci sono?». Le domande di chi è lontano, ha nostalgia per le proprie radici e non vuole mostrare tristezza.

Franco Cinquini era partito a 12, 13 anni e non aveva idea di cosa fosse Milano, un negozio, il possesso di beni mai posseduti, non conosceva la lontananza, di certo sapeva che non avrebbe più rivisto gli amici per un bel po’ e che la piazza e le contrade degli Orzi non si sarebbero ripetute nella Milano del Duomo. Altro che ragazzo della via Gluck. Portava dentro di sé, come molti amici, la squadra del cuore, la sua Juve, forestiera come lui a Milano e più tardi incontrata in curva allo stadio di Torino. Franco Cinquini era uno sportivo, un uomo brillante, capace di stare al mondo senza presupponenza, misurando perfino l’uso del dialetto bresciano e milanese.

È morto il 31 ottobre 2018, nel mese della strage di Linate in cui erano deceduti su quel maledetto aereo, l’8 ottobre di 17 anni fa, due concittadini amati, Gigi Motta e Luigi Mussida. E ogni anno si riuniva con i molti venuti da Orzinuovi per ricordare le vittime al parco di Milano. Incontrava il sindaco Ratti e ragionava con lui sulla vita e sulla morte, sulle disgrazie e sulle fortune e esprimeva il desiderio di tornare un giorno a Orzinuovi. Lui sapeva che il viaggio della vita, in fondo, si rivolge sempre verso il ritorno a casa.

 

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