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<![CDATA[Bassa]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/bassa-1.3000399 Sat, 4 Apr 2020 15:47:00 +0000 <![CDATA[Montichiari si fa le mascherine: tutto il paese collabora]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/montichiari-si-fa-le-mascherine-tutto-il-paese-collabora-1.3471228 1.3471228 Sat, 4 Apr 2020 15:47:00 +0000 Le sarte che lanciano l'idea, il sindaco che la raccoglie, le aziende che donano il tessuto, il macellaio che ci mette le buste, i ragazzi che fanno le consegne, le donne del paese che si mettono tutte e cucire, i dipendenti comunali in ferie che tagliano i ferretti: è la storia di un'azienda di volontariato che fino a 3 giorni fa non esisteva e che ora produrrà 6500 mascherine per gli abitanti di Montichiari.

A raccontarla, il sindaco Marco Togni: «Ci sono cose - scrive su Facebook - che non nascerebbero senza le idee, la disponibilità e il cuore». Il primo cittadino spiega che tutto è nato la scorsa settimana, quando «nello stesso giorno ricevo due messaggi», da una sarta e dalla titolare di un'azienda che si occupa del taglio laser di tessuti per l'abbigliamento. Il sindaco le mette in contatto, loro buttano giù qualche idea e parte un sondaggio su Facebook sulla richiesta di mascherine a Montichiari. Si inizia a ragionare su cosa serva: «il lavoro da fare è tantissimo e mancano altri materiali per fare 6500 mascherine. Perché sia una cosa ben fatta, serve il ferretto da mettere sopra il naso, un elastico che non dia fastidio, i sacchetti per imbustarle, ma soprattutto altro tessuto e tantissimo lavoro a cucire». Ed ecco che il Brico regala i ferretti, un'altra ditta ci mette l’elastico, la macelleria i sacchetti. Serve altro tessuto, i fornitori sono chiusi, ma in tanti si offrono per donarne.

E per il biglietto illustrativo? Ecco la tipografia locale, che stampa tutto quanto. Serve poi la cosa più importante, qualcuno che cucia le mascherine «e qui - racconta ancora Togni - nasce un tam tam sul gruppo WhatsApp commercianti e amministrazione. La risposta è subito pronta, tante donne che sanno cucire che si mettono a disposizione e poi ancora altre che se ne aggiungono con il passaparola». Ed ecco «30 fantastiche donne monteclarensi pronte a far ruggire la loro macchina da cucire», anche grazie a un video tutorial realizzato da Maura, la prima sarta a lanciare l'idea.

Un assessore fa da corriere, un altro recupera il filo mancante, ma ancora non basta: le mascherine vanno date già lavate e igienizzate e si offre di farlo una lavanderia. Rimane da imbustare il tutto, e qui si offrono i ragazzi della Commissione Giovani. Nasce così - in 3 giorni e grazie al contributo di un paese interno - la mascherina 3 strati (cotone, tnt, cotone), lavabile, riutilizzabile.

Made in Montichiari, che sarà venduta a 5 euro perché «il ricavato sarà destinato ad un apposito fondo comunale (specifico capitolo del bilancio e apposito conto corrente bancario) per raccogliere fondi e donazioni per sostenere chi è in difficoltà e far ripartire Montichiari dopo la crisi sanitaria e aiutare chi si troverà nella crisi economica e sociale».

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<![CDATA[Coronavirus, Orzinuovi: mascherine a casa e obbligatorie]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/coronavirus-orzinuovi-mascherine-a-casa-e-obbligatorie-1.3471245 1.3471245 Sat, 4 Apr 2020 11:55:36 +0000 Il Comune di Orzinuovi, paese nel Bresciano più colpiti dal coronavirus dopo il capoluogo, ha deciso di distribuire mascherine in ogni casa e per ogni nucleo familiare. L’iniziativa sarà a titolo completamente gratuito per le casse comunali poiché le migliaia di mascherine recuperate dall’Amministrazione e dai volontari sono state donate da alcuni privati.

Nelle prossime ore il sindaco Giampietro Maffoni, senatore anche di Fratelli d’Italia,  firmerà un’ordinanza per rendere obbligo l’uso della mascherina e dei guanti negli esercizi commerciali, negli uffici pubblici, uffici postali, e in altri luoghi chiusi in cui è previsto l’accesso di persone.
«I numeri dei decessi e dei nuovi contagiati ad Orzinuovi sono drasticamente diminuiti ma se si è arrivati a questo è grazie alle restrizioni rigide adottate nelle precedenti settimane» ha commentato Maffoni.

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<![CDATA[Rsa di Verolanuova: trentadue morti, esame sierologico a tutti]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/rsa-di-verolanuova-trentadue-morti-esame-sierologico-a-tutti-1.3471179 1.3471179 Sat, 4 Apr 2020 07:31:19 +0000 La telefonata è drammatica. «Qui stanno morendo in tanti e molti del personale sono ammalati». Dialogo a distanza tra un padre di 92 anni e la figlia. L’anziano è uno dei 120 che vivono nella casa di riposo Gambara Tavelli di Verolanuova, dove in queste tre settimane di emergenza Coronavirus sono morte 32 persone. Ospiti della Rsa che nessuno potrà dire con certezza che sono stati stroncati dal Covid-19 perché mai sono stati sottoposti a tampone.

La scelta. «Ats non ci da l’autorizzazione ad effettuarli, adesso qualcosa si sta bloccando per chi presenta sintomi, ma in questa drammatica vicenda le case di riposo sono state abbandonate», è lo sfogo del presidente della struttura bassaiola Giuliano Tirelli. La Rsa ha deciso di muoversi in autonomia e ieri tutti gli ospiti sono stati sottoposti all’esame sierologico e già questa sera un laboratorio di Padova al quale è stato affidato l’incarico fornirà i risultati. «Così potremo capire chi ha effettivamente contratto il virus e riorganizzare la casa di riposo per proteggere gli ospiti», spiega Tirelli.

Difficoltà. «Per noi è una spesa importante, circa 50 euro a persona, ma a questo punto non potevamo fare altrimenti». Ai 32 anziani deceduti va aggiunta una decina di dipendenti positivi e ora a casa. «Abbiamo vissuto settimane critiche perché siamo stati sottodimensionati nel personale. Solo in questi giorni siamo riusciti ad assumere nuovi collaboratori esterni ma non è stato facile», ammette Tirelli. Da fine febbraio le visite parenti sono state di fatto cancellate, ma fino a metà marzo è rimasto aperto il centro diurno, con persone che dall’esterno entravano nella Rsa per frequentare i corsi. Timori. «Alcune attività erano condivise con gli ospiti, ma non c’è stato un contatto sempre diretto. Poi, prima ancora della circolare di Ats, abbiamo deciso di chiudere il centro diurno».

La casa di riposo oggi è quindi blindata, ma la paura del contagio resta e alcuni anziani sono alle prese con problemi respiratori. «Mio padre stava bene, poi ha iniziato ad avere bisogno dell’ossigeno. Non lo vedo dall’ultimo sabato di febbraio - racconta la figlia di un ospite - So che nelle scorse settimane andavano negli spazi per il pranzo a giorni alterni in base al numero del letto per non essere in troppi. La situazione mi spaventa».

«Con un grande sforzo e grazie alla collaborazione di alcune aziende il nostro personale ha sempre avuto i dispositivi di protezione, ma bisogna riconoscere - commenta il presidente della Gambara Tavelli, Giuliano Tirelli - che le istituzioni sanitarie hanno lasciato in secondo piano le esigenze delle case di riposo e oggi continuiamo a contare i morti».

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<![CDATA[«Sosteniamo chi lotta mantenendo vivo il ricordo di Aurora»]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/sosteniamo-chi-lotta-mantenendo-vivo-il-ricordo-di-aurora-1.3470126 1.3470126 Tue, 31 Mar 2020 07:23:01 +0000 L’ha coccolata in grembo per nove mesi, ha sentito il suo cuoricino battere, ha immaginato mille volte di accarezzarla e stringerla forte al petto. Mamma Anna ha partorito Aurora il 13 marzo, in piena emergenza coronavirus, ma una malattia rara non ha consentito alla piccola di sopravvivere. Dimessa dall’ospedale, insieme a papà Silvio, ha deciso di «trasformare questo grande dolore in qualcosa di positivo, di buono»: la coppia ha lanciato su Gofundme.com una raccolta fondi in memoria di Aurora da destinare ad AiutiAMObrescia, campagna lanciata da GdB e Fondazione Comunità Bresciana che vola verso i 15 milioni di euro.

«L’obiettivo - ci spiegano - è arrivare a 5mila euro, in pochi giorni siamo già a 2.800 euro. Non pensavamo di scatenare tutta questa generosità. Dare il nostro contributo attraverso un crowd- funding ci sta aiutando a reagire e ad andare avanti».

Silvio Sergio è un poliziotto della Stradale, la compagna Anna Navarra fa l’estetista. Vivono a Castiglione delle Stiviere (Mantova), ma lavorano entrambi a Montichiari. La gioia di aspettare Aurora aveva dato un senso nuovo alle loro giornate. Poi qualcosa ha iniziato ad andare storto: «Al quinto mese, durante la morfologica, la dimensione della circonferenza cranica della bimba, ancora troppo piccola, ha fatto emergere un sospetto che i successivi controlli hanno ribadito - raccontano - . Allora ci siamo affidati all’ospedale Civile, all’equipe del dottor Federico Prefumo e in particolare al ginecologo Marino Signorelli. All’ottavo mese è arrivata la batosta: Aurora era affetta da una microcefalia che avrebbe causato atrofia muscolare e insufficienza respiratoria. Una patologia rara che, con grande probabilità, non l’avrebbe fatta sopravvivere alla nascita». Così è effettivamente andata.

Il 13 marzo, con una parto naturale indotto, è venuta alla luce la piccola. «È stata l’esperienza più bella della mia vita», commenta ora il suo papà. Aurora, però, è morta subito. «I primi giorni sono stati terribili - raccontano Anna e Silvio -: complice l’emergenza coronavirus, abbiamo potuto fare solo una piccola cerimonia di sepoltura della bimba. Ci siamo però resi conto che le lacrime e la tristezza servono a poco: insieme abbiamo deciso di provare a guardare avanti tirando fuori qualcosa di positivo da questa storia. Così, anche per ringraziare l’ospedale Civile, che ci ha trattati benissimo sia dal punto di vista medico sia da quello psicologico, abbiamo avviato la raccolta fondi "Un sorriso per Aurora" il cui ricavato sosterrà la campagna AiutiAMObrescia».

 

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<![CDATA[«Brescia andava chiusa subito», ignorato l'appello del 2 marzo]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/brescia-andava-chiusa-subito-ignorato-l-appello-del-2-marzo-1.3469826 1.3469826 Sat, 28 Mar 2020 15:13:26 +0000 Il sindaco di Orzinuovi, Gianpietro Maffoni, aveva invocato sin dal principio la zona rossa, mai ufficializzata dai decreti del Governo. Per questo che aveva deciso in autonomia «di ricorrere a misure molto più stringenti per marginare la catastrofe». Eppure, il 2 marzo scorso l'Istituto Superiore di Sanità aveva diramato una nota tecnica, nella quale caldeggiava l’isolamento e la chiusura di tre Comuni al centro dell'epidemia di coronavirus: Alzano Lombardo, Nembro e Orzinuovi.

Un carteggio interno e non pubblico, che sarebbe poi stato integrato anche il 5 marzo, ma mai attuato. «Se ne è parlato e discusso all’interno del Comitato tecnico scientifico, la nota è stata oggetto di discussione» confermano dall’Iss. Eppure, nessuno sapeva di quella «raccomandazione», impressa nero su bianco.

«Certo - conferma Maffoni - se in quel momento, il 2 marzo, fosse stata imposta la chiusura totale con la zona rossa, noi sindaci saremmo stati sicuramente agevolati nella gestione dell’emergenza». E le cose, forse, sarebbero andate diversamente.

 

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<![CDATA[Morti più che quadruplicati: una strage ancora da quantificare]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/morti-pi%C3%B9-che-quadruplicati-una-strage-ancora-da-quantificare-1.3469530 1.3469530 Fri, 27 Mar 2020 07:25:28 +0000 Decessi più che quadruplicati rispetto agli scorsi anni, di cui solo una parte viene ricondotta ufficialmente all'epidemia di coronavirus in quanto i test vengono condotti in maniera parziale, comunità e famiglie colpite da un dolore costante e sempre più ampio.

Questa la situazione in due dei principali centri della Bassa Bresciana, Orzinuovi e Manerbio, travolti dall'emergenza sanitaria.

Un dato chiarisce la situazione a Orzinuovi, dove i contagi sono 167: nel corso del marzo 2019 ci furono 16 decessi, mentre ora sono a quota 75. Più del quadruplo. Di questi, solo quaranta sono accertati Covid-19.

A Manerbio la situazione è simile. Se si prende a riferimento l'ospedale, i morti nel marzo 2019 furono 42, mentre quest'anno se ne contano 163. Di questi, 52 erano persone residenti nel Comune. Le autorità sanitarie hanno però riscontrato 25 casi di coronavirus, meno della metà dei decessi complessivi. 

Numeri che dicono come non solo sulla diffusione del contagio, ma anche sui lutti che sta provocando i dati disponibili raccontino solo una parte della realtà. Non a caso, si fanno sempre più pressanti le richieste di aumentare i test per ottenere indicazioni più precise sull'ampiezza del fenomeno. 

 

 

 

 

 

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<![CDATA[Coronavirus, quel canto commosso nella piazza deserta]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/coronavirus-quel-canto-commosso-nella-piazza-deserta-1.3469386 1.3469386 Thu, 26 Mar 2020 12:15:27 +0000 Il duomo di Montichiari illuminato dal tricolore. Nella piazza deserta la sagoma del tenore Paolo Battaglia e nel silenzio della sera la sua voce che intona l'Inno nazionale. Così la cittadina della Bassa che dall'inizio dell'epidemia da coronavirus ha già contato 15 vittime e ha voluto lanciare un messaggio di unità e di speranza a quanti in questi giorni stanno trascorrendo le giornate in isolamento o hanno perso improvvisamente una persona cara. 

«È stato toccante cantare il testo di Mameli: uniamoci, siam fratelli». Un'emozione difficile da descrivere per il cantante monteclarense, che non usciva di casa dall'8 marzo e che si è esibito in una piazza insolitamente vuota, anche se a seguirlo sulla pagina Facebook del Comune erano in centinaia. «Ho cantato all'Arena davanti a migliaia di persone e non è stato così toccante. Finché c’era l'adrenalina ho tenuto, poi tornato a casa ho pianto».

EMBED [L'esibizione in piazza a Montichiari]


Tra i momenti più toccanti della sua esibizione l'interpretazione dell’Ave Maria: una vera e propria preghiera dal cuore per tutti coloro che in questi giorni hanno dovuto dire addio ad un familiare o ad un amico senza nemmeno un funerale. «Ho cantato pensando ai morti: questa Ave Maria è quella che avreste dovuto avere al vostro funerale che non c’e stato».

 

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<![CDATA[Travolge un ciclista e non si ferma: caccia all'automobilista]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/travolge-un-ciclista-e-non-si-ferma-caccia-all-automobilista-1.3469093 1.3469093 Wed, 25 Mar 2020 06:49:20 +0000 Non si è fermato. E almeno nelle ore immediatamente successive, non ha contattato le forze di Polizia per raccontare cosa fosse accaduto. E la Stradale è ora sulle sue tracce con l’ipotesi di fuga dopo incidente con feriti.

Si tratta della persona che ieri sera era al volante della vettura, forse una Ford, che ha investito uno straniero nelle campagne della Bassa. L’episodio è accaduto attorno alle 20 di ieri sera in via Breda, una strada di campagna che attraversa i campi tra Comezzano e Corzano.

Secondo quanto ricostruito dalla Polizia Stradale di Iseo l’uomo, un 39enne indiano, aveva appena finito di lavorare in una vicina stalla e stava rincasando pedalando sulla sua bicicletta. L’uomo aveva indosso un giubbetto catarinfrangente e anche il faro della bici era accesso.

La vettura lo ha travolto in un tratto in mezzo ai campi che a quell’ora era avvolto nella più totale oscurità e la persona al volante, forse spaventata, non si è fermata. Dopo qualche minuto un automobilista di passaggio ha visto l’uomo a terra e la bici danneggiata e ha immediatamente chiamato aiuto.

Il lavoratore agricolo, pur sempre cosciente, ha faticato a dare indicazioni sul mezzo che lo ha investito. Le sue condizioni, seppur serie, non desterebbero al momento particolari preoccupazioni. La Stradale ha esaminato il luogo dell’incidente e raccolto frammenti di carrozzeria che potrebbero appunto indicare una Ford come possibile auto dell’investimento.

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<![CDATA[Mariagrazia, la cassiera deceduta: stava bene fino al weekend]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/mariagrazia-la-cassiera-deceduta-stava-bene-fino-al-weekend-1.3468495 1.3468495 Sat, 21 Mar 2020 20:24:41 +0000 Era a casa da pochi giorni. Tanto che fino al weekend chi era solito frequentare l'IperSimply di via Vallecamonica la ricorda regolarmente in cassa. Del resto, il suo era un volto familiare ai tanti clienti: Mariagrazia Casanova, 49 anni, lavorava da molto nel punto vendita a mezza via fra Sant'Anna e la Badia.

È stato solo martedì che ha accusato i primi malesseri, che assieme alla tosse l'hanno indotta a restare a casa, a Frontignano di Barbariga, dove viveva pur essendo originaria di Berlingo. Fino a giovedì, quando nella notte la situazione è precipitata con una crisi respiratoria dalla quale non si è più ripresa.

Una morte la sua dettata con molta probabilità dal coronavirus, visti i sintomi e l'evoluzione fulminea della malattia, ma che non viene classificata al momento per tale, in assenza di un tampone, al quale non è mai stata sottoposta. 

A piangere la donna sono il marito, Gianluigi Ricca e il figlio Matteo, assieme all'anziana madre Lina e ai fratelli. Per la 49enne, come per tutti coloro che sono scomparsi in questi giorni terribili del coronavirus, un addio senza le esequie nelle forme consuete. La salma riposerà al campo santo di Berlingo.

Alla notizia della morte della cassiera, le autorità sanitarie hanno contattato la direzione del supermercato invitandola alla chiusura del punto vendita fino a che non saranno completate tutte le procedure di sanificazione. Ieri un cartello all’ingresso del supermercato recitava «apriremo il prima possibile». Secondo le ultime informazioni sembra che la riapertura possa avvenire già questo lunedì. «In questa situazione servono però regole chiare e identiche per i supermercati» dicono i sindacati, preoccupati per la tutela della salute di tutti i dipendenti del settore.

 

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<![CDATA[Coronavirus, in ospedale il sindaco di Flero Pietro Alberti]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/coronavirus-in-ospedale-il-sindaco-di-flero-pietro-alberti-1.3468461 1.3468461 Sat, 21 Mar 2020 12:24:33 +0000 «Condizioni serie ma non gravi». Con queste parole viene descritto il quadro clinico di Pietro Alberti, sindaco di Flero, del cui ricovero era circolata voce nelle scorse ore. La conferma arriva con una nota che la stessa giunta flerese presieduta da Alberti ha inteso diffondere su sua espressa indicazione per rassicurare la cittadinanza.

«Il primo cittadino si trova da alcune ore degente in osservazione presso un ospedale cttadino. (...) Alberti non è ricoverato in terapia intensiva e per lui non è stato espresso il codice rosso».

«Riteniamo con la famiglia - si legge ancora nella nota - che le sue condizioni siano comunque serie anche se non è dato sapere se si tratta di Covid-19.  L’Amministrazione, ora guidata dal vicesindaco prosegue nel suo lavoro quotidiano e viene aggiornata costantemente dalla famiglia».

A tutti viene poi rivolto l'appello affinché non vengano diffuse sui social notizie non attendibili sulle condizioni del primo cittadino flerese.

EMBED [Post Comune Flero]

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<![CDATA[Addio a Fausto: in prima linea con la Cri, stroncato dal virus]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/addio-a-fausto-in-prima-linea-con-la-cri-stroncato-dal-virus-1.3468452 1.3468452 Sat, 21 Mar 2020 12:04:54 +0000 Una perdita. Un vuoto incolmabile. Ma anche un esempio. E un motivo in più per non mollare. Per rendere onore a chi ha messo in gioco la propria vita per salvare quella degli altri. La morte di Fausto Bertuzzi, 49 anni appena, lascia sconvolte la comunità di Visano, dove viveva, e la grande famiglia della Croce Rossa, nelle cui fila era volontario da 22 anni.

Una dedizione al prossimo, condivisa con la moglie Paola, pure volontaria nella Cri di Calvisano, che nelle ultime settimane lo aveva visto impegnato assieme a tanti altri nel delicato e prezioso compito di trasferire in ospedale i pazienti affetti da coronavirus.

Quello stesso virus che non gli ha lasciato scampo. E che se lo è portato via alla vigilia di una primavera surreale. A piangerlo, assieme alla consorte e ai due figli, Dario e Michele, alla mamma Gina e ai fratelli, sono ora in molti.

In lutto è la Croce Rossa di Calvisano. A sostenere gli amici e i compagni nella solidarietà di lungo corso sono le parole del presidente nazionale di Croce Rossa, Francesco Rocca. Sui social, a contrasto sullo stemma rosso, simbolo di soccorso e slancio solidale, si staglia nero il fiocco del dolore.

EMBED [Post Fb - Cri Calvisano listato a lutto]

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<![CDATA[Coronavirus, muore volontario della Croce Rossa di Calvisano]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/coronavirus-muore-volontario-della-croce-rossa-di-calvisano-1.3468363 1.3468363 Fri, 20 Mar 2020 19:59:35 +0000 Tra le 586 vittime bresciane del coronavirus c'è anche Fausto Bertuzzi, 49enne di casa a Visano. Ad annunciarlo la Croce Rossa di Brescia: Fausto era infatti un volontario del comitato di Calvisano.

Queste la parole del presidente nazionale della Croce Rossa, Francesco Rocca:

«Non si può scegliere il modo di morire. E neppure il giorno. Possiamo soltanto decidere come vivere. Questo è quello che dobbiamo fare per celebrare degnamente la memoria di Fausto, il nostro volontario di Brescia che oggi ci ha lasciato, stroncato dal coronavirus

È accaduto quello che non avrei voluto sentire mai, qualcosa che mi distrugge, soprattutto pensando alla moglie Paola, anche lei volontaria della Croce Rossa, e ai due figli Michele e Dario. Tuttavia sono certo che il suo esempio, ossia la sua scelta di vita, sopravviveranno nell’azione delle migliaia di volontari che, proprio in questo momento, sono al fianco del Paese intero. Come sono sicuro che Fausto, se potesse, mi direbbe che rifarebbe tutto, senza dubbio alcuno, perché qualunque volontario della Croce Rossa sposa dei Principi che guidano la sua esistenza, dando un senso al proprio cammino. 

 

EMBED [Il post della Croce Rossa di Brescia]


Fausto era volontario da 22 anni nel comitato di Calvisano, in provincia di Brescia. Aveva scelto, molto giovane, di dedicare il proprio tempo ai più vulnerabili facendo servizio in ambulanza. In queste settimane difficili operava in una delle zone più esposte all’azione di questo maledetto virus, scegliendo di regalare la sua esperienza alla comunità dolente. Fausto aveva scelto la prima linea, insieme a tanti altri di noi. Ecco, nel dolore sordo che provo, questo riaccende la luce della speranza: l’esempio dei nostri volontari, consci dei rischi ma con il cuore carico di orgoglio. Perché questa è una vita degna di essere vissuta, quella nella quale si dà corpo alle proprie Idee, alla propria anima. E questa anima bella e preziosa sia la nostra guida, oggi: per te e chi come te, Fausto, dona la sua vita al prossimo, dobbiamo sconfiggere la paura e combattere questo nemico invisibile che ti ha portato via da chi ti amava. Insieme, facendo tutti i sacrifici necessari, vinceremo questa battaglia. Te lo dobbiamo. Grazie per esserci stato, Fausto. Grazie a tutti i nostri Volontari, l’anima bella di questa Italia martoriata».

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<![CDATA[Coronavirus, il carro funebre devia per concedere un addio]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/coronavirus-il-carro-funebre-devia-per-concedere-un-addio-1.3468166 1.3468166 Thu, 19 Mar 2020 20:03:37 +0000 In tempi di coronavirus cambia la dimensione del lutto mentre la necessità di contenere il contagio apre nuove dimensioni con cui necessariamente confrontarsi. In prima linea ci sono sempre i sindaci e le agenzie di pompe funebri, obbligate a concordare con l’istituzione spazi di deposito temporaneo delle salme in attesa dell’espletare i riti funebri con la conseguente sepoltura o il passaggio al tempio crematorio.

«Abbiamo ripulito e riadattato le camere mortuarie del nostro cimitero che ora è in grado di accogliere sino a otto salme. Facciamo firmare un impegno ai parenti e alle imprese: la salma può stazionare qui per una sola settimana, poi si procede da parte nostra alla sepoltura o alla tumulazione nel loculo. Chi è destinato al tempio crematorio può essere conservato solo nella cassa integrale di zinco. Anche in questo caso dopo una settimana si procede d’ufficio alla sepoltura. Non possiamo correre rischi igienici sanitari. Qui ad oggi siamo già a 12 morti e la situazione continua a precipitare».

Eugenio Stucchi, primo cittadino di Montirone, è stato uno dei primi sindaci a introdurre un’attenzione particolare ai congiunti: «Sono a casa malati o in quarantena e sono ammesse solo quattro persone alla sepoltura. Allora faccio passare il carro funebre con il feretro del congiunto sotto la casa dei parenti per un saluto o per significare un ultimo arrivo a casa. Il mezzo rallenta e si offre al saluto commosso dei parenti… Serve a poco, ma è un supporto importante per tutti. È il nostro modo di fare comunità, nel rispetto del dolore e delle persone. Di più non possiamo fare in questa situazione».

 

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<![CDATA[Coronavirus, 24 morti in due giorni a Chiari: «Devastante»]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/coronavirus-24-morti-in-due-giorni-a-chiari-devastante-1.3467813 1.3467813 Wed, 18 Mar 2020 11:06:32 +0000 «Ci siamo preparati psicologicamente vedendo le immagini della Cina, ma era impensabile immaginarsi una devastazione di questo tipo». Lo dice Jean Pierre Ramponi, il direttore sanitario dell'ospedale di Chiari, dove il primo paziente positivo al coronavirus è arrivato il 23 febbraio.

Tanti i casi di pazienti provenienti da Orzinuovi, il paese bresciano con più contagi, e dal Bergamasco. «Ora su 450 posti letto ben 220 sono occupati da persone che hanno contratto il Covid - 19», spiega il medico. L'impatto è maggiore rispetto ai principali ospedali bresciani.

Tra gli infettati anche 80 dipendenti, tra medici e infermieri. Solo nelle ultime 48 ore i decessi sono stati 24 nell'ospedale dell'ovest bresciano. Per il direttore sanitario: «Tutti i colleghi stanno dando loro stessi, ma c'è un impatto psicologico enorme e reggere a questa valanga di negatività non è facile».

 

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<![CDATA[Coronavirus, quelle lacrime del medico davanti allo schermo]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/coronavirus-quelle-lacrime-del-medico-davanti-allo-schermo-1.3467770 1.3467770 Wed, 18 Mar 2020 09:36:12 +0000 Un lenzuolo fuori dalla porta del suo ufficio riporta il messaggio simbolo di questo maledetto periodo segnato dal coronavirus. «Tutto andrà bene». C’è l’arcobaleno e la scritta colorata. «Lo ha fatto mia figlia» svela il primario di Medicina dell’ospedale di Chiari Gabriele Zanolini, tornato in tutta fretta in reparto per un’emergenza quando già stava andando verso casa.

Ha gli occhi segnati dalla stanchezza alla terza settimana di emergenza e non sa quanto tutto questo potrà finire. Quegli stessi occhi che poi diventano lucidi davanti allo schermo del telefonino. «Mi commuovo ogni volta» racconta. Mostra un video di due minuti.

È il racconto in musica, disegni e parole, che una bambina fa di quanto sta accadendo in Italia. Non una bambina qualsiasi, ma sua figlia. «Grazie a voi medici e grazie a te papà» dice la voce chiudendo il filmato. E il medico in prima linea piange.

 

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<![CDATA[Coronavirus, il dramma della casa di riposo di Quinzano]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/coronavirus-il-dramma-della-casa-di-riposo-di-quinzano-1.3467768 1.3467768 Wed, 18 Mar 2020 08:01:59 +0000 Dramma continuo in una casa di riposo di Quinzano, dove dall'inizio dell'emergenza coronavirus sono morti 18 anziani. Cinque nelle ultime 24 ore. Uno solo dei decessi però è stato accertato essere riconducibile al Covid-19 perché è l'unico paziente al quale è stato fatto il tampone.

«La tristezza per non essere riusciti a proteggerli è un sentimento che accomuna tutti noi all'interno della struttura» ha detto il presidente della casa di riposo, Luca Laffranchi.

Una situazione straziante che va a sommarsi a quella che stanno vivendo in queste ore altre raltà, come la casa di riposo di Barbariga o la residenza per disabili Tonini Boninsegna di Brescia, dove sono già deceduti due ospiti. Un allarme che era stato accolto anche dai sindacati, che hanno formalizzato una diffida congiunta ai direttore di tutte le Rsa per tutelare gli operatori.

 

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<![CDATA[Coronavirus, maschere salvavita dagli Usa all’ospedale di Chiari]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/coronavirus-maschere-salvavita-dagli-usa-all-ospedale-di-chiari-1.3467597 1.3467597 Wed, 18 Mar 2020 06:05:01 +0000 Non sostituiscono la terapia intensiva, ma la possono evitare. Sono le maschere full face Cpap per facilitare la respirazione, arrivate martedì pomeriggio all’ospedale di Chiari, una struttura fortemente sotto pressione per l’emergenza coronavirus, con metà ospedale di fatto dedicato ai pazienti Covid, che non arrivano solo dalla provincia di Brescia e che continuano ad aumentare.

«Sono strumenti molto importanti perché le utilizziamo per la ventilazione non invasiva nel momento dell’insufficienza respiratoria acuta. Ci permettono di sopperire l’insufficienza respiratoria con la capacità di scambiare ossigeno e anidride carbonica a livello polmonare» spiega il primario del reparto di Medicina Gabriele Zanolini, in trincea dal 23 febbraio scorso e che fuori dalla porta del suo studio ha un lenzuolo con la scritta «Andrà tutto bene» con i colori dell’arcobaleno, realizzato dalla figlia.

«Per alcuni pazienti - aggiunge il medico - basta questa mascherina per superare le crisi senza dover passare dalla terapia intensiva». Il pacco con 40 maschere è arrivato direttamente dagli Stati Uniti e consegnato all’ospedale Mellino Mellini di Chiari da Augusto Pellegrini, presidente della Fondazione Pellegrini Forlivesi. «Il dottor Blair Holladay, ceo della società americana di patologia clinica si sta preparando per quando anche negli Stati Uniti avranno i nostri problemi di oggi, ma ha deciso di guardare all’Italia. Alla luce della nostra grande amicizia si è offerto di donare le maschere. Come fondazione avremmo voluto pagarle, ma non c’è stato verso» spiega Pellegrini. «Siamo felici - dice Pellegrini - di poter essere stati d’aiuto. Continueremo nella nostra opera di supporto in questa grande emergenza».

Le maschere sono arrivate in un giorno e mezzo dagli Usa. «In dogana a Bergamo abbiamo avuto problemi con la burocrazia italiana che non fa sconti nemmeno in questa situazione d’emergenza. L’intervento della europarlamentare Stefania Zambelli - racconta il presidente della fondazione Pellegrini Forlivesi - è stato determinante per sbloccare il carico e un ringraziamento va anche all’Agenzia delle Dogane, che ha capito la natura dell’urgenza».

Le maschere sono state immediatamente messe a disposizione dei medici dell’ospedale di Chiari dove già da alcuni giorni, per i pazienti Covid, vengono utilizzati dei caschi per facilitare la respirazione. «Sono caschi - collegati alle valvole stampate nei giorni scorsi in 3D - che permettono al paziente di respirare meglio evitando la terapia intensiva» spiega Gabriele Zanolini, primario di Medicina. «Al momento - aggiunge il direttore sanitario dell’ospedale di Chiari Jean Pierre Ramponi - abbiamo 35 pazienti che lo utilizzano direttamente in reparto».

 

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<![CDATA[Alla casa di riposo di Barbariga sette morti per il coronavirus]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/alla-casa-di-riposo-di-barbariga-sette-morti-per-il-coronavirus-1.3467324 1.3467324 Mon, 16 Mar 2020 12:49:02 +0000 Sono sette gli ospiti della casa di riposo di Barbariga morti per il Covid-19. Non solo, altri otto anziani sono risultati positivi al virus: tre sono asintomatici mentre cinque presentano già i sintomi della malattia. 

«I tamponi - spiega il sindaco di Barbariga, Giacomo Uccelli - sono stati fatti ai nostri anziani perché, alcune settimane fa, prima di questo picco epidemico, una nostra ospite era stata ricoverata in ospedale e lì le avevano diagnosticato il coronavirus».

Una situazione drammatica in cui però versano molte altre case di riposo della Bassa bresciana.

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<![CDATA[Montirone piange Dino Pavarini, papà dell'ex portiere Nicola]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/montirone-piange-dino-pavarini-pap%C3%A0-dell-ex-portiere-nicola-1.3467156 1.3467156 Sun, 15 Mar 2020 14:59:52 +0000 È morto a Brescia Dino Pavarini, il padre di Nicola, ex portiere tra le altre di Brescia e Parma e, dopo un'esperienza alla Juventus, attuale coordinatore dei portieri delle nazionali giovanili. Aveva 70 anni ed era stato ricoverato in ospedale dopo la positività al Coronavirus. Le sue condizioni sono precipitate improvvisamente.

Molto conosciuto a Montirone, paese bresciano di residenza, Dino Pavarini è stato campione italiano di Morra e frequentava un bar del paese per giocare a carte, dove andavano anche altri pensionati deceduti in queste settimane per coronavirus..

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<![CDATA[Svolta green a Chiari: arrivano 1.500 nuovi alberi]]> https://www.giornaledibrescia.it/bassa/svolta-green-a-chiari-arrivano-1-500-nuovi-alberi-1.3466895 1.3466895 Sat, 14 Mar 2020 06:00:00 +0000 Mille nuovi alberi a fianco della Brebemi, altri 500 a rimpolpare alcune aree verdi della cittadina: Chiari si prepara a una svolta «green» grazie ai progetti di Lions club Chiari «Le Quadre», Mosaico verde e Amministrazione comunale.

Si tratta di un’azione incisiva sul fronte ambientale: cambierà (ovviamente in meglio) il volto di un’ampia fascia della campagna clarense, ovvero quella nei pressi dell’autostrada. Nei giorni scorsi la Giunta ha individuato le undici aree che diverranno i nuovi polmoni verdi di Chiari. 

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