Edilizia innovativa in scena in Valle Sabbia. Oggi dedichiamo il focus sui dottorandi presenti ai nostri incontri in particolare a chi si occupa di edilizia, tema centrale visto che è il settore che ancora sta soffrendo pesantemente della crisi.
Si chiama «doppia pelle», ma non ha niente a che vedere con il corpo umano. È una sorta di pellicola che oltre a migliorare l'efficienza energetica degli edifici può opporre resistenza alle forti oscillazioni prodotte da un terremoto. «Sto studiando l'applicazione di questa doppia pelle a edifici degli anni Sessanta, realizzati per l'edilizia sociale che all'epoca non erano stati pensati per essere sismo resistenti», ci racconta Francesca Feroldi, dottoranda alla Facoltà di Ingegneria. Francesca, con altri colleghi del dottorato in «Recupero di edifici storici e contemporanei», Guido Bregoli, Mauro Torquati e Luca Facconi, e di altri dipartimenti della Statale, ha incontrato ieri le aziende a Vobarno, per l'Aperitivo con l'Innovazione. Lo studio approfondisce un caso concreto, un edificio Aler di Casazza, in città. «L'Aler mi ha fornito le tavole tecniche dell'immobile - spiega Francesca - . Peraltro nella stessa porzione di quartiere ci sono otto edifici costruiti con la stessa tecnologia». L'involucro fatto con materiali come l'acciaio, contribuisce a stabilizzare un edificio in caso di evento sismico». L'innovazione può perciò intervenire anche sull'esistente, limitando i danni in caso di calamità naturali. Luca Facconi si sta occupando per il suo dottorato, anche attraverso studi numerici, del tema del rinforzo sismico delle pareti portanti in edifici storici. «Si applica uno strato di calcestruzzo con fibre d'acciaio per migliorare la resistenza della parete», sintetizza. Un edificio prefabbricato, invece, come può resistere se sottoposto alle potenti sollecitazioni come quelle di un terremoto? Mauro Torquati, cerca di rispondere a questo interrogativo visto che studia la valutazione sismica sui prefabbricati. «Ci sono alcuni punti critici, come le connessioni trave - pilastro, che danno maggiori problemi in caso di eventi sismici - spiega - e io studio cosa succede quando l'energia di un terremoto si scarica in questi punti, per trovare soluzioni che li rendano più resistenti».
Di armature di grandi dimensioni, utilizzate per opere come ponti o dighe e delle problematiche che presentano «possono far espellere il calcestruzzo, perché esercitano delle sollecitazioni», si occupa, per il suo dottorato, Guido Bregoli. «La soluzione che sto studiando - precisa - è l'applicazione di armature di diametro inferiore, involucri che applicati creano un perimetro sulla crosta esterna, pur rimanendo nascosti all'interno del calcestruzzo».
All'Aperitivo con l'Innovazione di Vobarno abbiamo anche incontrato, Daniele Maestrini, studente del Corso di Dottorato in Materiali per l'Ingegneria. La sua ricerca, cofinanziata dal «Progetto Dote ricerca applicata per lo sviluppo del capitale umano nel sistema universitario lombardo» e dall'azienda 2EffeEngineering, verte su una tecnica di metallizzazione a spruzzo delle superfici. «È un metodo che permette la riparazione di cricche, che si verificano in esercizio o nelle fasi di produzione di componenti metallici di grosse dimensioni, come ad esempio le turbine». La tecnica consiste nello spruzzare ad altissima velocità polveri metalliche sulle cricche. In questo modo l'adesione dei metalli avviene a una temperatura inferiore a quella di fusione, perché il rivestimento si forma grazie alla elevata velocità che la macchina imprime alle polveri».
Paola Gregorio
Una doppia pelle per il condominio
Migliora l'efficienza energetica e consolida la struttura delle abitazioni. A Vobarno anche gli studi sul calcestruzzo impastato con fibre d'acciaio

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