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Tecnologie dall'Aquila a Vobarno

Dalla facoltà di Ingegneria abruzzese: fra ricerca e abbracci

Sono venuti dalla Valsabbia e dalla città. La conversazione è stata costante, fitta. Noi ci siamo integrati subito nel pacchetto di mischia dei ricercatori e degli industriali bresciani. Noi, siamo composti da un infiltrato, che sono io, e da una pattuglia di dottorandi e un ricercatore che hanno risalito l'Appennino, dal cuore di tenebra dell'Aquila per stare a Vobarno alla chiusura dei lavori sul ciclo degli incontri tra ricerca e impresa.
Sono i nostri ospiti, i nostri amici. Sono l'Aquila pensante dopo il terremoto, l'Aquila ricercatrice e rinascente. Con il direttore del nostro giornale, Giacomo Scanzi, siamo stati all'Università di Ingegneria dell'Aquila un paio di volte. Alcune settimane dopo il terremoto, quando l'Università, colpita a morte dal sisma, si era rifugiata in containers e in tende e qualche settimana fa, quando la riscossa dei docenti dell'Università di Ingegneria aveva permesso agli studenti e ai ricercatori di essere di nuovo a casa in una luminosa sede ricavata dentro un grande capannone.
Ora, invitati dal nostro giornale, un ricercatore e tre dottorandi sono venuti al giornale, hanno risalito la valle e ieri pomeriggio, accolti con simpatia dai ricercatori e dagli industriali bresciani, hanno mostrato i loro lavori e hanno parlato della loro esperienza ai colleghi e agli imprenditori bresciani riuniti alla biblioteca di Vobarno.
Sul loro banchetto ordinato, nella più prestigiosa delle biblioteche bresciane qui a Vobarno - lanciamo la sfida del confronto - il prof. Andrea De Marcellis, i dottorandi Paolo Mantenuto, Rino Marinelli e Carlo Olivieri hanno mostrato le loro ricerche. Si tratta di lavori applicati alla sicurezza di un Airbus e di un progetto di movimentazione meccanica dell'aereo per quanto riguarda il buon funzionamento e l'usura del porta vivande.
Mentre assistevamo all'illustrazione dei loro progetti ci veniva in mente il preside della facoltà di Ingegneria dell'Aquila e dei suoi prof, preside che di nome e cognome fa Ugo Foscolo, ma non ha nulla di triste e crepuscolare nella poetica della sue giornate che sono imperniate, invece, sulla voglia di fare e di ritornare ad essere leader delle università italiane.
Ci è venuto in mente, e lo abbiamo ricordato, che il nostro giornale ha impegnato circa 200mila euro per l'acquisto di macchinari di ricerca per l'università abruzzese, con altri 600mila circa per la costruzione, in fase avanzata, il completamento a settembre, di un centro polifunzionale per l'associazionismo giovanile. È la generosità e l'affetto dei nostri lettori che ci ha permesso di essere vicini agli aquilani e alla loro storia comunitaria.
«È più grande la commozione e la gratitudine nell'ascolto di questi ringraziamenti di quanto abbiamo donato».

Tonino Zana

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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