BRESCIA
Non so il perché, ma mi sa che questa è l'intervista più difficile. Materia delicata la fisica. Qui, poi, siamo nell'empireo della fisica, quasi speculazione pura. Qualche spavento è comprensibile. Ma si parte sempre da qui, da sfide quasi impossibili e poi - gradualmente - si arriva a vicende a noi più vicine.
Stefano Wabnitz è in qualche modo una sorta di zingaro dell'algoritmo. È la maledizione di chi vuol fare questo mestiere: lo scienziato, di fatto. O il bello, la parte più affascinante. Si è un po' senza patria, anche se al nido si torna. È il meticciato che fa crescere, la contaminazione.
Wabnitz adesso insegna alla facoltà di Ingegneria di Brescia. Ha due corsi: comunicazioni ottiche e sistemi di telecomunicazioni; è uno dei «cervelli» rientrati in Italia. Gente con una bella testa che in Italia faceva fatica a trovare un posto al sole; emigranti della conoscenza che da qualche anno - pur fra molti problemi - rientrano.
L'essere un po' del mondo l'ha nel sangue. Wabnitz nasce a Roma 52 anni fa, madre romana padre tedesco. Si laurea in Italia e poi passa un bel pezzo di vita fra la Francia e gli Stati Uniti, si sposa una russa e adesso ha trovato casa a Brescia.
La sua è la storia di chi va e torna, di chi non ha avuto remore ad entrare in università e a sperimentarsi nelle aziende private. Ma è anche la storia di una eccellenza della nostra facoltà di Ingegneria e racconta anche di alcune «rigidità» - per usare un eufemismo - che bloccano le nostre università.
Partiamo. Professore, cosa sta studiando adesso?
«Diciamo anni. Beh, gli ambiti di ricerca sono piuttosto ampi. Diciamo, in linea generale, che io mi occupo in particolare di comunicazioni su fibre ottiche. In particolare della trasmissione sulle lunghe distanze.
Cosa c'è ancora da scoprire sulle fibre ottiche?
«Io penso tanto. La ricerca non deve mai fermarsi: c'è la velocità, la qualità dei segnali, la sicurezza delle trasmissioni. È proprio sulla sicurezza che, in particolare stiamo studiando. Qui ci affidiamo alla fisica quantistica».
Alt. Fisica quantistica?
«Esattamente. Parliamo di "particelle" non ulteriormente divisibili, talmente piccole che solo a tentare di misurarle le modifichi».
E come le misurate se si modificano?
«Il bello è questo. Individuare un modo che verifichi se qualcuno ha tentato qualche forma di "intercettazione", se qualcuno si è intromesso, perché solo a provarci si lascia una traccia. Stiamo lavorando su questo aspetto: le comunicazioni quantistiche.
E com'è che uno decide di individuare un ambito di ricerca come questo?
«La storia è un po' lunga. Io mi sono laureato in ingegneria elettronica alla Sapienza. Era il 1982. La tesi era sulla elaborazione delle immagini. Più o meno lì ci sono restato. Dopo la laurea è seguito un master al Caltech-California Institute Technology da dove sono rientrato grazie ad una borsa di studio della Fondazione Bordoni al tempo sostenuta dalla Telecom. E qui, al Bordoni di Roma, ci sono rimasto fino al 1996, sempre a studiare la trasmissione delle immagini. Ma io cercavo di andare in università.
Quindi va ad insegnare in università. Ma all'estero.
«Esatto, in Francia a Digione. Qui in Italia avevo pubblicato molto, ma posti liberi (o liberabili) non ce n'erano. Un giorno leggo che a Digione cercano un professore. Li contatto e lì resto per quasi tre anni. Qui conoscono mia moglie e qui vengo contattato dalla Alcatel: passo all'industria privata.
Alcatel - lo ricordo - è un colosso delle telecomunicazioni francese. E in Alcatel che tipo di attività svolge?
«Alcatel si occupa di tante cose. Io in particolare ero alla divisione Sistemi sottomarini civili. Si progettano sistemi di comunicazione per sottomarini, in particolare ad uso civile e quindi, essenzialmente, per la posa dei cavi di trasmissione dati. Io quindi studiavo e facevo ricerche in questa divisione, in particolare mi occupavo di solitone.
Alt. Solitone?
«Solitone, esattamente. Le solitone sono grandi onde che si propagano senza dispersione né dissipazione.
Onde di mare?
«Di mare o di oceani. Il fenomeno naturale era conosciuto. Sono onde che si propagano anche per migliaia di chilometri mantenendo stessa forza e dimensione. La sfida della ricerca è quella di studiare questo fenomeno "trasferendolo" alle onde luminose. In pratica: com'è possibile che nel mare ci siano onde che viaggiano per chilometri e chilometri senza perdere forma e sostanza, e invece quando si trasmettono onde luminose si ha una perdita di qualità? Questa era la domanda. Questo fa la ricerca: porsi domande e tentare di dare delle risposte. È un tema sul quale si sta andando avanti.
Lei mi ricordava, però, anche del suo secondo soggiorno americano. Quello in Xtra.
«Rimasi in Alcatel fino al 2001, quando ricevetti una proposta dagli Usa, da Dallas. Il periodo rampante della net-economy stava già calando, ma mi fecero questa proposta di entrare in una start-up, quindi un'azienda da creare e lanciare quotandola in Borsa. L'ambito della ricerca e specializzazione era sempre quello: fibra ottica su grandi distanze.
Anche lei un arricchito con la bolla della net-economy...
«Fu una bella esperienza ma finanziariamente fu un disastro. Eravamo un bel gruppo di ricercatori che venivano da mezzo mondo. Eravamo stati ingaggiati con delle stock option. Oggi sono carta straccia. La società si scontrò con i colossi delle tlc americane: fu un mezzo disastro. Mi guardai in giro e ricevetti una offerta dalla Corning, altro colosso americano. Ma - francamente - volevo tornare in Italia».
Banalissima e meravigliosa nostalgia?
«È così. Avevo conosciuto a Roma Costantino De Angelis (oggi direttore del Dipartimento Informazione a Ingegneria; ndr). Si parlava di questa legge per agevolare il rientro dei cosiddetti "cervelli". Ne approfittai e quindi eccomi a Brescia, città che avevo conosciuto in un breve passaggio nel 2005 e città nella quale mi trovo molto bene avendo la fortuna di avere un bravissimo gruppo di studenti.
Gianni Bonfadini
g.bonfadini@giornaledibrescia.it
L'emigrante della ricerca tornato inseguendo un'onda
Esperienze di lavoro in Francia e Usa dentro università e aziende. Un mix oggi al servizio della sicurezza dati per le fibre ottiche.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...
I più letti
Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...


