CREMONA
Fra gli stand della fiera, non grande forse perché specialistica, forse perché il Solarexpo veronese attrae anche biomasse e dintorni. Pochi i bresciani presenti: solo cinque. Fra questi i carri spandiliquami della Bossini di Carpendolo, i pannelli fotovoltaici della Nrg-Agrivis allo stand della Olivini di Pompiano, le proposte della Linea Più-Lgh in tema di fotovoltaico. («Siamo contenti - dice il direttore Pier Ezio Ghezzi. Siamo sul milione di fatturato al mese»), gli impianti di cogenerazione della AB Energy di Orzinuovi: stand fra i più grandi della fiera con una singolarità rimarchevole: tutti giovani a dare spiegazioni ai clienti.
Da residui del legno
Molta, molta gente e curiosità fuori dal padiglione dove un'azienda bergamasca proponeva la produzione di bio-gasolio, termine non forse corretto ma che rende l'idea: un carburante liquido prodotto da residui del legno e da scarti agroalimentari e da qualsivoglia - così assicura il venditore - altro scarto e prodotto con l'eccezione di vetro e ferro. È il pirdistilgasolio, «prodotto per distillazione pirolitica e che consente di trasformare materiale organico in biocarburante grazie alla dissociazione molecolare», come precisano allo stand. In pratica si brucia non il legno (o altro materiale) bensì il gas che si genera dalla dissociazione delle molecole con cui son fatti questi materiali. La Piromak, l'azienda che produce questi impianti, è di Castelli Calepio ma ha un laboratorio dimostrativo a Montichiari. Il vantaggio dell'operazione dove sta? In una spaventosamente accresciuta capacità di fare calore (quindi anche energia) rispetto al sistema tradizionale di bruciare questi prodotti. Così mi hanno detto, così riporto.
W il pomodoro
Per dire delle capacità energetiche nascoste dentro alcuni prodotti. Mettete il pomodoro. In Italia ne vengono lavorate oltre 25 milioni di tonnellate con uno scarto di bucce e semi di 75mila tonnellate che potrebbero alimentare centrali per produrre 5 MW di energia: ovvero quanto basta per le necessità di quasi 2mila famiglie. È solo un esempio della ricchezza nascosta in uno scarto di lavorazione.
Il mais non è scarto, coltivazione pregiatissima per produrre energia, anche se non manca qualche riserva. Il tema è quello già ricordato qui accanto, fra il food e il no-food, ovvero fra la necessità di coltivare per l'alimentazione o per fare energia. In questi mesi, di crisi pesantissima per le materie prime agricole, in realtà il mais per energia ha dato una mano al mercato. In Fiera è stato presentato un impianto realizzato a Soresina (va detto che questi impianti si vanno ormai diffondendo).
Le cifre portate dal titolare dell'azienda agricola Marco Pizzamiglio sono queste: per un impianto da un Mwh utilizza 50 tonnellate al giorno di biomasse vegetali, principalmente mais insilato «e l'energia prodotta mi viene pagata 28 centesimi al kilowatt. La gestione dell'impianto è semplice: se ne occupa una sola persona per un'ora e mezza al giorno».
Serra 5.000 mq, 15.000 l'anno
Altra testimonianza. Un'azienda floricola con 5mila mq di serra. Negli anni Novanta spendevano 60 milioni di lire per il riscaldamento, oggi ne spendono 15mila l'anno dopo aver deciso di passare - nel 1997 - da una centrale termica a gasolio ad una che funziona con cippato (legno in scaglie). L'azienda ne consuma 4.500 quintali l'anno con un costo di circa 15mila euro, ma considerando che oggi il gasolio agricolo costa 80 cents al litro...
gi. bo.
Il bio-gasolio dal legno dissociando le molecole
Fra gli stand. Pochi i bresciani presenti.

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