Antonio Filippini: con una partita sarà il quarto più presente nella storia del Brescia

Livorno-Campo Marte-Polpenazze. Negli ultimi anni è stato il suo triangolo di vita, viaggi ed emozioni. Antonio Filippini giocava in Toscana, indossava la maglia amaranto, ma ogni domenica sera tornava nella nuova casa che ha acquistato in città oppure in quella che aveva preso in Valtenesi all'epoca del ricco contratto siglato con il Palermo, quando avvertì il bisogno di mettere altre radici nella terra d'origine pur essendo dall'altra parte dell'Italia.

Non ne poteva più di macinare chilometri: dopo quelli in campo, anche quelli in autostrada. .

Mamma Terry ai primi di luglio si era già travestita da procuratrice di Antonio. Il giorno del matrimonio di Emiliano Viviano, celebrato nella chiesa di Urago Mella, il quartiere della famiglia Filippini, quasi per caso Teresa aveva incontrato Gino Corioni. Dopo i saluti e il classico «come va?» il discorso era scivolato sulla possibilità che il figlio tornasse ad indossare l'amata maglia. «Presidente lo prenda, non se ne pentirà. Il mio bambino è ancora in grande forma». E infatti il giorno dopo Corioni aveva contattato Antonio.

Antonio Filippini torna al Brescia perchè sta bene. Benissimo, anche grazie al programma di allenamento redattogli dalla fidanzata Chiara (laureanda in scienze motorie) e seguito alla lettera. Al punto da fargli dire: «Adesso voglio toccare le 300 presenze in serie A (è a 289, ndr), giocare fino a 40 anni e magari farmi allenare da mio fratello Emanuele (alla sua prima stagione da capo allenatore con gli Allievi delle Rondinelle, ndr)».

Andare a caccia di record aiuterà il «gemello A» nel sentirsi giovane. Con 266 presenze è, insieme a Frisoni, il quarto giocatore più presente nella storia ormai quasi centenaria del Brescia Calcio. Gli basterà quindi giocare anche solo un minuto contro il Palermo per raggiungere la posizione alle spalle del podio in solitaria. Guai però a mettergli limiti. Il terzo posto? È occupato da Albini a quota 332. Il che significa che nelle prossime tre stagioni, rimanendo sintonizzati nel suo obiettivo dei 40 anni, dovrà tenere una media di 22 presenze ogni anno. Si può fare.

«Continuo a giocare perchè mi piace fare fatica. Al calcio italiano serviamo anche noi vecchietti. Penso ad Inzaghi e Antonioli che si sono già messi in evidenza nella prima giornata». Con Beppe Iachini ci sono già stati dei contatti. «Ha solo 9 anni più di me, ci siamo affrontati da avversari quando io ero al Brescia e lui al Ravenna e al Palermo. Ci furono scintille, ma adesso sono qui solo per dargli una mano. Senza pretese».
 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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