Nell'instabile zona del Caucaso si continua a combattere una guerra a bassa densità. Ovvero un conflitto che ufficialmente dovrebbe rispettare una tregua siglata sotto l'egida dell'Osce, ma che regolarmente viene rotta dalle intemperanze delle due parti in conflitto.
Si tratta del conflitto del Nagorno Karabakh, stato autodeterminato in territorio dell'Azerbaigian ma a maggioranza armeno. Si tratta di un conflitto esploso immediatamente dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, le cui alchimie geografiche avevano costretto molti armeni, che risiedevano nella zona montagnosa del Nagorno Karabakh nel territorio della repubblica socialista dell'Azerbaigian. All'indomani dell'indipendenza subito il conflitto è deflagrato ed ha causato tra il 1992 e il 1994 almeno 50mila morti e centinaia di migliaia di profughi. Dal 1994, quando è stata firmata la tregua, la situazione si è letteralmente cristallizzata, nonostante il faticoso lavoro diplomatico portato avanti dal gruppo di Minsk promosso dall'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (l'Osce). Oggi il Nagorno Karabakh ha un suo governo, un suo parlamento ed una costituzione, ma non è riconosciuto ufficialmente nemmeno dalla Federazione Russa che negli anni ha sempre appoggiato anche militarmente l'Armenia e le sue rivendicazioni sul territorio del Nagorno Karabakh.
A Stepanakert, la capitale della repubblica autodeterminata, è stato costruito anche un aeroporto per favorire i voli aerei con Mosca e Yerevan, ma le continue minacce azere non hanno ancora permesso la messa in opera dei collegamenti aerei. Per entrare nel paese che paesaggisticamente, in particolare in estate offre scorci incredibili, è possibile solo via terra attraverso un «corridoio» in territorio azero, ma è fortemente sconsigliato fino a che non sarà trovata una soluzione pacifica e definitiva al conflitto che di fatto divide ancora Armenia e Azerbaigian.
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