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Templi, natura e mare: a Bali, l'isola degli dei

Ore: 06:01 | giovedì, 3 giugno 2010

Guance gonfie, dentoni affilati, naso a palla, espressione truce sottolineata dal randello stretto fra le braccia: il grottesco custode di pietra all'entrata ammonisce gli spiriti maligni. Via da questo luogo sacro, lasciate in pace le anime dei morti e quelle dei vivi, sembra dire la statua; e voi ospiti che varcate la soglia portate rispetto: questo è un tempio di preghiera. Dinnanzi si erge la grande scalinata di pietra lavica, inibita ai profani, che porta al cuore del Pura Basukiah Puseh Jagat, il tempio principale dell'Isola degli dei, l'ombelico spirituale dell'induismo locale, sotto il monte Agung, il vulcano più alto con i suoi 3142 metri. Da qui si dominano le colline e la pianura fino all'Oceano Indiano, un verde intenso rigoglioso, specchio di una vegetazione straordinaria, impasto di foresta tropicale, campi coltivati, risaie a terrazza. Spiritualità, natura, folklore, mistero, oceano: Bali, la più bella e famosa isola dell'Indonesia, è un'emozione.
L'induismo
Un'avvertenza: non venite qui tanto per le spiagge bianche, le palme e il mare azzurro. Non solo le perle principali dell'isola. Il tratto fondamentale è questo incastro fra religione (tollerantissima), carattere dei balinesi (mite e cordiale), architettura religiosa (sobria ma elegante), ambiente (lussureggiante).
L'induismo, con le sue tante divinità (manifestazioni di un unico dio), permea la vita quotidiana, i costumi, la cultura. In ogni casa c'è un tempietto, ogni villaggio ha un tempio. Negli alberghi, nelle strade, in ogni angolo c'è un altare votivo. Segno di una spiritualità profonda, fatalista, superstiziosa, ricca di sfumature, umana. Alcuni tempi sono straordinari. Il Pura Basukiah risale al IX secolo, altri furono costruiti nell'XI. I più importanti sorgono in luoghi suggestivi, sotto ai vulcani (il Batur si è fatto sentire l'ultima volta nel 1963), su un lago, nella foresta, marcando il legame fra natura, uomo e dio. Splendido, per la collocazione a picco sul mare, è il Pura Luhur Ulu Watu, a Picatu: significa tempio delle scimmie, per la colonia di simpatici e dispettosi animali (occhio a cappelli, catenine, orecchini...).
Nulla di estremo o rischioso, ma se volete sentire il sapore di Bali attraverso la vita quotidiana della sua gente regalatevi alcune deviazioni fuori dai circuiti turistici tradizionali, affidandovi alle guide locali (sconsigliato il fai da te).
I mercati
Se non avere molti giorni, bastano un paio di tappe. Una, ad esempio, nel mercato di un grosso villaggio: sono luoghi profumati, coloratissimi, vivaci. Un'altra nel villaggio di pescatori Jimbaran Bay: bellissima il mattino la spiaggia con centinaia di barche appena arrivate dalla pesca, o in procinto di partire. C'è un mercato del pesce animatissimo. Se poi cercate la vita notturna e il movimento, il posto giusto è Kuta, vicino all'aeroporto, con centinaia di bancarelle, locali, caffè, negozi: è la Rimini di Bali, caotica e affollata, così distante dai panorami dell'interno. A proposito, non perdetevi le risaie a terrazza, frutto della fatica e della pazienza dei contadini, distese di verde circondate da immensi alberi.
Non isolatevi in albergo. Girate. Non esistono mezzi pubblici, bisogna affittare un'auto. E anche l'autista: nell'isola guidano a sinistra, ma soprattutto sfrecciano come pazzi in strade strette e coperte da sciami di motorini indisciplinati. Ecco, se desiderate l'ebbrezza di un'avventura, buttatevi nel traffico di Denpasar, il capoluogo: ma attenti, qui l'assicurazione non è obbligatoria e in caso di incidente sarebbero comunque guai. Meglio evitare.
Enrico Mirani

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