Osip Mandelstam poeta russo di inizio Novecento definì l'Armenia, dopo aver fatto un viaggio nel Caucaso meridionale, il Paese delle pietre urlanti.
Una definizione che ben descrive la storia di un popolo perseguitato, travolto da invasioni e vittima di un terribile genocidio. Le pietre urlanti possono essere quelle degli antichi monasteri che disseminano l'intero territorio armeno, alcuni dei quali scampati alle distruzioni delle varie invasioni che dal 300 dC hanno sconvolto ciclicamente l'Armenia. Oppure sono le tante croci di pietra che testimoniano di un cristianesimo antico (la chiesa armena è la più antica chiesa nazionale del mondo) e che fieramente ha resistito alle dominazioni dei Selgiuchidi, dei Persiani e degli Ottomani. Infine le pietre urlanti potrebbero essere riferite anche ad una natura ancora, in molte zone del Paese, incontaminata e di un territorio per gran parte montagnoso.
Fare un viaggio in Armenia oggi significa confrontarsi con duemila anni di storia, da quella più recente, ovvero la dominazione sovietica, che si vede chiaramente nella capitale Yerevan, a quella più antica legata all'evangelizzazione degli armeni, testimoniata da antichi monasteri in zone quasi isolate in mezzo alle montagne.
Gli armeni da parte loro, «intrappolati» geograficamente tra vicini scomodi come l'Iran, la Turchia (i cui confini sono chiusi), l'Azerbaigian (con cui è in vigore una traballante tregua dopo il conflitto in Nagorno Karabakh) e la Georgia, cercano faticosamente di tenere rapporti con l'Europa. Per questa ragione una delle principali scommesse per il futuro è quella di attrarre turisti occidentali alla scoperta delle bellezze naturalistiche e archeologiche del proprio Paese. La capitale Yerevan, oltre ad alcuni musei, ospita il monumento dedicato al genocidio, un luogo da visitare per entrare in sintonia con un popolo che ha dovuto sopportare lo sterminio di oltre 1 milione e mezzo di cittadini da parte dei Turchi tra il 1915 e il 1920.
Lasciando la capitale si può scegliere di andare verso Sud, a ridosso del confine turco, dove oltre a troneggiare il monte Ararat si trova il monastero di Khor Virap dove secondo la leggenda è stato intrappolato per oltre tredici anni San Gregorio Illuminatore, primo katolikos della chiesa armena. Costeggiando poi il confine verso est, fino a ridosso cioè dell'Iran, si possono visitare altri luoghi religiosi di grande suggestione in vallate innevate d'inverno e fiorite d'estate.
Oppure si può scegliere di dirigersi a nord della capitale in un'area boschiva o scegliere come meta il lago Sevan, uno dei più grandi laghi d'alta quota al mondo (si trova a 1900 metri). Anche in questa zona si possono ammirare complessi monastici medievali. L'Armenia è dunque una meta di grandi suggestioni paesaggistiche, con una cultura dalle radici antiche che rivendica nonostante la posizione geografica uno stretto legame con quella europea. Il tutto con l'indimenticabile vista costante dell'Ararat all'orizzonte.
Carlo Muzzi



